Il Tirreno

Livorno

Paolino Ruffini contro i raccomandati

Da sinistra Paolo Ruffini insieme a Paola Cortellesi e Luca Argentero
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Da sinistra Paolo Ruffini insieme a Paola Cortellesi e Luca Argentero

La storia di tre ex compagni di scuola che si ribellano alla precarietà

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 LIVORNO. Che l'Italia fosse un Paese di raccomandati, di figli di, in cui vanno avanti i senza merito non è poi una grande novità. Questa volta però, e questo è più nuovo, questi sfigati di trentenni bravissimi nel loro lavoro (anzi, spesso i più bravi) pensano bene che a questa cosa ci si può forse ribellare. Ed è quello che davvero succede in «C'è chi dice no» di Giambattista Avellino nelle sale da oggi in 320 copie distribuite dalla Universal. La storia racconta di come tre ex compagni di scuola ultratrentenni e ancora precari, Max (Luca Argentero) giornalista, Irma (Paola Cortellesi) medico, e Samuele (Paolo Ruffini) studioso di diritto, si ribellino alla loro precarietà mettendo alla berlina proprio quei raccomandati che gli hanno fatto appena le scarpe. Fonderanno così una sorta di associazione «I pirati del merito» per perseguitare senza tregua in una sorta di compulsivo stalking quelle persone che occupano i loro posti ingiustamente. All'inizio sembra solo un gioco, ma il piano lentamente sembra funzionare e trovare anche molti accoliti. Il film, prodotto dalla Cattleya in collaborazione con la Universal che ha nel cast anche un cameo di Giorgio Albertazzi, spiega il regista: «è come un grimaldello per raccontare temi delicati. Abbiamo ambientato la storia a Firenze perchè in una città per un precario la situazione è più claustrofobica, se perdi un occasione all'università e in un giornale quasi mai c'è un'alternativa». Il fatto che sia una commedia, spiega invece Albertazzi, non vuol dire «che non faccia una e vera e propria denuncia. Anche quella di Dante, in fondo, si chiama commedia. Comunque - ha aggiunto - queste cosa delle raccomandazioni, questo mercimonio ci è sempre stato anche quando ero giovane. Oggi però secondo me è anche peggio di allora».

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di Redazione web