Gioco
Una mostra per ricordare Piero Monteverde
Gian Ugo Berti
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Piero Monteverde con Voltolino Fontani Da domani alla galleria d'arte Goldoni, anche un libro sul personaggio
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LIVORNO. Se diciamo, Piero Monteverde, l'accostamento per i nostri lettori è al Cenacolo di Valle Benedetta, il ritrovo di artisti, pittori e scultori da lui creato una quarantina d'anni fa e che,ogni domenica, si anima nella casa di via della Sambuca. Piero ci ha lasciato otto anni or sono, eppure quella consuetudine, ormai radicata, si mantiene viva e presente. Ma chi era, in realtà, Piero Monteverde? Un livornese qualunque, con un grande cuore, la passione per l'arte ed amico di tanti talenti. Voltolino Fontani, Giovanni March, Bruno Miniati, Giulio Guiggi, Renzo Zambini, Dorino Dori sono alcuni dei nomi che hanno fatto epoca. Ma c'è un pregio in più: tra un fumante piatto di pastasciutta o di saporiti fagioli all'uccelletto preparati con cura dal padrone di casa, sono persone che hanno intravisto, in lui, interessanti capacità pittoriche. "Dipingo come mi viene", si scherniva, ma la realtà critica, con simili maestri, si dimostrerà ben presto di altro spessore. Fu proprio March - scrive il figlio, avvocato Umberto - a notare che a forza di frequentare pittori, Piero aveva affinato un suo innato gusto figurativo, tanto da iniziare con tentativoi di rappresentazioni astratte. Ed assieme a Fontani, March lo spinse a proseguire. Così, a partire dal 1970, incominciò una coerentissima produzione - sottolinea nel catalogo uscito in questi giorni Gianni Schiavon - rivelatrice di una felicità creativa posseduta con imprevedibile quanto incredibile sicurezza per un neofita che ha principiato quasi per caso. Da qui, prende corpo la rassegna che, nel suo nome, si apre sabato alla galleria d'Arte Goldoni, in via Mayer 45 e si protrarrà fino al 30 maggio presso il palcoscenico (ex Caserma Rimediotti in via Mayer 59). Sabato, alle 17 si svolgerà la presentazione del volume e della mostra, da parte di Valentina La Salvia e Giuanni Schiavon. A conclusione del suo scritto, Valentina La Salvia scrive: «Come cenacolista ha operato dietro le quinte, tenendo le fila d'iniziative ed attività, presiedendo cerimonie d'inaugurazione e conferenze, portando avanti contatti e collaborazioni: contemporaneamente è intervenuto per creare situazioni funzionali alla promozione del gruppo».
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