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Livorno

La sentenza

«Non ha diffamato Lenny Bottai e la moglie»: assolto il consigliere Perini, polemiche sulle motivazioni

A sinistra Alessandro Perini, a destra Lenny Bottai
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A sinistra Alessandro Perini, a destra Lenny Bottai

L’esponente di Fratelli d’Italia tre anni fa se l’era presa con la Spes Fortitude. Ma restano dubbi su chi abbia passato gli atti comunali a Marcella Amadio

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LIVORNO. «Il fatto non costituisce reato». Alessandro Perini, consigliere comunale di Fratelli d’Italia riconfermato alle ultime elezioni, non ha diffamato Veronica Del Giovane e Lenny Bottai, rispettivamente presidente e vicepresidente di Spes Fortitude, la società che gestisce la palestra comunale Fermi. A dirlo è la sentenza della giudice Rosa Raffaelli, pronunciata lo scorso 7 marzo. Le motivazioni sono arrivate solo pochi giorni fa.

Ma come si è arrivati a questo epilogo? Vinto un bando comunale per la gestione della palestra nel maggio del 2018, Bottai e Del Giovane hanno immediatamente speso soldi per la ristrutturazione della stessa e, di conseguenza, non sono stati in grado di pagare il canone d’affitto al Comune fino al luglio del 2021. Nello stesso anno, a rivelare in conferenza stampa il mancato pagamento del canone mensile, fu Marcella Amadio, dirigente locale di Fratelli d’Italia e ora tornata in consiglio comunale, collega di partito di Perini che era venuta a conoscenza del fatto attraverso documenti anonimi trovati nella cassetta della posta.

Perini – che, in quanto consigliere, tramite l’accesso agli atti nell’aprile 2021 aveva già constatato il mancato pagamento della Spes Fortitude – dopo la rivelazione di Amadio scrisse su una pagina pubblica di Facebook che i gestori «non avevano pagato mai neanche un euro al Comune di Livorno per l’affitto». Da lì, anche un confronto pubblico sul social nei commenti al post di un quotidiano, tra Bottai e Perini. Da qui la denuncia formale di Bottai e Del Giovane verso il consigliere comunale: Perini è stato accusato di diffamazione aggravata per quanto scritto sui social, oltre che di aver divulgato i dati sensibili del mancato pagamento della palestra da parte della Spes Fortitude.

Per entrambi i punti la sentenza ha scagionato Perini. Per la questione della divulgazione dei dati sensibili, infatti, la sentenza dice che «oltre ogni ragionevole dubbio», gli stessi atti erano «noti a una pluralità di soggetti e in quel momento erano oggetto di questione da parte degli uffici comunali». Per la giudice, quindi, non è stato Perini a passare i documenti ad Amadio. E per la diffamazione, si legge: «Le affermazioni fatte da Perini non sono direttamente offensive». «Sono stato assolto con formula piena. Per usare una metafora dello sport che pratica Bottai, il pugilato, si può dire che è stato messo ko».

È sardonico il risultato di Perini. E se la prende anche con il Comune. «Aveva detto di voler vedere le motivazioni della sentenza per capire perché fossi stato assolto. Ora che le motivazioni sono disponibili, vorrei essere ringraziato, per aver fatto un servizio a favore dei cittadini livornesi. Le motivazioni mi danno ragione su tutto, avevo diritto di fare tutto quello che ho fatto. Anzi, l’obbligo: il consigliere comunale deve esercitare l’attività di controllo». Anche Bottai e l’avvocato che l’ha difeso, Francesco Donati, commentano la sentenza: «Secondo il giudice la condanna di Perini non è possibile perché non c’è la certezza del fatto che sia stato lui a passare gli atti ad Amadio, e il consigliere ha esercitato il diritto di critica di notizia comparsa sui giornali. Ma durante la conferenza stampa Amadio leggeva gli atti del Comune cui solo Perini aveva fatto accesso. Se qualcuno dal municipio avesse fatto uscire questi atti, senza formale richiesta di accesso, sarebbe un reato». l


 

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