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Soldi spariti dai conti dell’Ordine degli architetti di Livorno: «Il consiglio si deve dimettere»
Parla Mirko Agostini, uno dei professionisti iscritti, dopo la denuncia per peculato dell'organismo all'ex presidente Daniele Menichini: «Lesa la fiducia»
LIVORNO. «Quanto accaduto lede la fiducia nei confronti dell’attuale presidente dell’Ordine degli architetti, Marco Niccolini, in quanto questo gruppo si è presentato all’elettorato come naturale prosecuzione del precedente. A mio modo di vedere, quindi, l’attuale presidente e il consiglio dovrebbero presentare le dimissioni. Spero che al loro posto possano arrivare dei giovani, perché per ripartire c’è bisogno del loro entusiasmo. Ma bisogna trovarli, non è facile».
A parlare è l’architetto cinquantenne Mirko Agostini. Il professionista – molto conosciuto in provincia di Livorno, con il suo studio a Venturina Terme – chiede al direttivo dell’organismo territoriale di fare un passo indietro dopo la notizia dell’ammanco di 153.500 euro su due dei conti dell’istituzione di autogoverno, soldi di cui si sarebbe appropriato – secondo l’accusa degli stessi colleghi, che per questo lo hanno denunciato – l’ex presidente Daniele Menichini. A giudizio di molti degli iscritti, fra cui lo stesso cinquantenne di Venturina, non ci sarebbe stata una piena vigilanza da parte del consiglio verso Menichini, che «anche dopo la cessazione del suo incarico – si legge infatti nella stessa querela presentata in procura – ha continuato a essere utilizzatore esclusivo di quei due conti». Conti che non venivano monitorati dall’Ordine, pur essendoci sopra nel 2021 oltre 60mila euro, perché per le movimentazioni e i normali flussi quotidiani ce n’era un terzo, il principale, in un altro istituto di credito.
Agostini, lei chiede al direttivo di fare un passo indietro. Perché?
«Quello che è accaduto mi addolora e mi fa arrabbiare: per me lo scopo dell’architetto è cercare di risolvere le problematiche della città, come le bonifiche dei siti industriali, l’erosione delle coste, la qualità del costruito, mentre questo episodio mi fa pensare che il tempo e la fiducia dati a persone non trasparenti e dedite alle cose private invece che alla cosa pubblica, siano purtroppo persi».
Cosa si augura per il futuro dopo questa vicenda?
«Innanzitutto voglio dire che per Menichini mi dispiace, perché lo conosco. E preciso che non voglio accusare nessuno, sto solo prendendo atto di quanto letto sul Tirreno. Per il futuro mi auguro un presidente e un consiglio giovani, ma questi ruoli devono essere remunerati il giusto, altrimenti non ci saranno molte persone che vorranno candidarsi. C’è un grande lavoro davanti».
Secondo lei quanto accaduto lede l’immagine degli architetti?
«L’immagine degli architetti è già lesa e la responsabilità è solo nostra. Siamo come i direttori d’orchestra, dobbiamo armonizzare tante discipline tutte insieme, coordinando i lavori a 360 gradi. L’architettura è filosofia, matematica, paesaggio, topografia. Ma non solo. Noi non possiamo perdere queste prerogative e andare a svolgere mansioni più vicine a quelle dei geometri o degli ingegneri. Poi, certo, capisco che c’è una crisi della professione».
L’Ordine, che comunque con l’attuale consiglio è estraneo ai fatti, ne esce danneggiato?
«Certo, ne esce fortemente danneggiato per aver subìto tutto questo. All’interno dell’Ordine, a mio parere, si discute di aspetti importanti, ma ce ne sarebbero molti altri di cui parlare. Dobbiamo tornare a farlo».
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