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Palazzo a fuoco a Livorno, Emanuela è stata salvata con l’autoscala: «Credevo di morire»
Insieme alla madre e al compagno è stata tirata fuori dall’appartamento prima che l’aria diventasse del tutto irrespirabile
LIVORNO. «Ho avuto paura di morire. In casa eravamo io, mia madre e il mio compagno che mi aveva raggiunto per cena. Appena lui ha aperto la porta per cercare di scappare, dalla tromba delle scale è entrata dentro dell’aria bollente, il fumo acre, non potevamo uscire. Lo abbiamo realizzato in quel momento di essere rimasti prigionieri. Siamo andati verso il balcone e i pompieri ci hanno salvato».
A parlare è Emanuela Chellini, una delle abitanti dello stabile al civico 86 di viale Città del Vaticano, il palazzo delle case popolari livornesi che ha preso fuoco poco dopo la mezzanotte fra martedì 27 e mercoledì 28 febbraio. La donna, insieme al resto della famiglia e ai suoi due cani, si è salvata grazie ai vigili del fuoco, mentre il personale della protezione civile – diretto dall’ingegner Lorenzo Lazzerini, in persona sul luogo della tragedia – ha evacuato i primi inquilini che non avevano bisogno di uscire sull’autoscala della caserma di via Campania.
Emanuela, lei dove abita e come è accorta dell’incendio?
«Abito al secondo piano, sopra l’immobile dal quale è partito il rogo. Prima ho sentito le urla dei vicini, poi ho visto il fumo nero. Abbiamo cercato di scappare dalla porta d’ingresso, ma era impossibile».
Avete realizzato in quel momento di essere rimasti prigionieri in casa?
«Sì, siamo andati verso il balcone, ma non potevamo uscire. Sentivamo un fumo acre, come di plastica bruciata».
Stavate dormendo prima dell’allarme?
«No, perché eravamo senza elettricità e aspettavamo che tornasse. Dormiva solo mia madre, l’ho svegliata di soprassalto quando ho visto il fumo».
Poi vi hanno salvato i pompieri.
«Sì, ci hanno portato giù con l’autoscala. A me su un cestello, poi gli altri e i cani»
Lei conosceva Milco Santini, la vittima?
«Sì, era una persona veramente buona e disponibile. Viveva con la madre, lei si è salvata. Lui purtroppo no».
Avete dovuto lasciare lo stabile, ora dove vivete?
«Stiamo da alcuni parenti, non sappiamo quando potremo rientrare in casa. Speriamo presto, anche se i tempi sicuramente non saranno rapidissimi».
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