Il Tirreno

Livorno

La cerimonia

Il questore in lacrime per l’addio a Livorno: «Roberto mi hai ridato ciò che la vita mi ha tolto»

Stefano Taglione

	Il questore Roberto Massucci in lacrime dopo il saluto di Fabrizio Torsi
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Il questore Roberto Massucci in lacrime dopo il saluto di Fabrizio Torsi

Fabrizio Torsi, disabile dopo un incidente, sarebbe voluto diventare agente e Massucci lo ha nominato “poliziotto ad honorem”

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LIVORNO. «Avrei voluto indossare la sua divisa, ma per farlo servivano le gambe funzionanti. Non bastavano il cuore e la testa. Il questore, nominandomi “poliziotto ad honorem”, mi ha ridato ciò che la vita mi ha tolto. Pensavo che questo regalo, inaspettato e bellissimo, non potesse mai arrivare». Roberto Massucci non trattiene le lacrime  quando Fabrizio Torsi – paraplegico a causa di un incidente da quando aveva 20 anni e protagonista con gli agenti  in molti incontri con i giovani delle scuole fortemente voluti dell’ormai ex numero uno di via Fiume – lo ringrazia per tutto ciò che ha fatto in questi due anni a Livorno.

Da oggi, infatti, il questore si trasferisce a Verona per ricoprire lo stesso ruolo, promosso  da dirigente superiore a direttore generale. Una tappa che potrebbe poi riavvicinarlo alla sua Roma, dove è nato e cresciuto. Alla cerimonia nel pomeriggio del 5 aprile, davanti alla questura, c’erano tutte le istituzioni, i suoi colleghi, la  famiglia e molti altri cittadini.

Come ultimo atto Massucci ha consegnato la pergamena di Cavaliere ordine al merito della Repubblica italiana capo di gabinetto Daniele Ridente, nominato dal Presidente Sergio Mattarella su proposta del prefetto Paolo D’Attilio. Proprio il prefetto ha ricordato i numerosi progetti attuati insieme alla polizia di Stato, con parole al miele per Massucci («un amico, è un’emozione salutarlo») e il ricordo di una sua celebre frase durante un’intervista al Tirreno sulla movida in Venezia: «La vita fa rumore, solo la morte è in silenzio». Da ultimo ne ha evidenziato «il rapporto tenuto con i tifosi, di rispetto e apprezzamento». «Congedarmi è sempre difficile – ha spiegato Massucci –  Oggi in particolare modo, Livorno mi resterà nel cuore e ciò che abbiamo costruito continuerà e non verrà influenzato dai chilometri che ci separano. La parola d’ordine resta insieme». Emozione mantenuta anche durante l’intervento della referente alla dispersione scolastica dell’ufficio provinciale, Tiziana Rapisarda, che gli  ha detto «Ti voglio bene» e mentre il questore ha voluto a sé alcuni studenti, suor Raffaella Spiezio e la madre di Denny Magina, Erika Terreni, (il livornese morto a 29 anni in circostanze ancora non chiarite in via Giordano Bruno ndr) «che ha saputo andare oltre la disgrazia della perdita di suo figlio, spiegando agli studenti come imboccare la strada giusta». 

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