Gioco
Ottavia Piccolo a Livorno recita "Eichmann": "Porto in scena l'abisso del male"
Intervista alla grande attrice italiana che parla anche della guerra in Ucraina: "Una schifezza"
LIVORNO. Il “Male” è una cosa banale e nessuno può dirsi innocente. E’ il messaggio che arriva dallo spettacolo “Eichmann dove inizia la notte” di Stefano Massini in scena mecoledì 13 aprile al teatro Goldoni di Livorno interpretato da Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon con la regia di Mauro Avogadro.
Uno spettacolo profetico che a partire dal dialogo immaginario tra la filosofa Hanna Arendt e il gerarca fascista Aldof Eichmann, ideatore della “soluzione finale” contro gli ebrei, è capace di parlarci delle atrocità del presente. Eichmann venne catturato in Argentina nel 1960 e condotto in Israele. Dopo un regolare processo fu condannato a morte per crimini contro l’umanità.
Hanna Arendt scrisse il saggio “La banalità del male” dopo aver assistito al processo. Per Ottavia Piccolo, grande protagonista del nostro teatro, è stata una nuova occasione per lavorare con il drammaturgo fiorentino Stefano Massini. Insieme hanno portato in scena monologhi come “Donna non rieducabile” sulla giornalista russa Anna Politovskaja, opere corali come “7 minuti”, sulle rivendicazioni delle donne operaie, e prossimamente riprenderanno lo spettacolo “Cosa nostra spiegata ai bambini” dedicato alla figura di Elda Puccini prima e unica sindaca donna di Palermo. Ma oggi che siamo in tempo di guerra, e mentre siamo consumati dai dibattiti sulla veridicità delle immagini più atroci che vediamo in tv, questo “Eichmann dove inizia la notte” ci invita a riflettere su verità molto più profonde.
E’ l’attrice protagonista a farci da guida.Signora Piccolo, se lo aspettava che questo spettacolo fosse di così grande attualità?
«E chi poteva prevederlo? L’abbiamo interrotto per la pandemia, poi l’abbiamo ripreso proprio il 24 febbraio, il giorno dell’inizio della guerra in Ucraina. L’attualità ci ha sorpreso e sentiamo che il pubblico si cala tantissimo in un argomento che pur essendo lontano nel tempo, ci parla di noi. E del fatto che è il singolo sotto accusa, nello spettacolo è Eichmann, nella guerra di oggi Putin. Ma è questo l’errore: dare ad un’unica persona lo stigma del male assoluto. Non può essere così dal momento che milioni di persone pensano che l’invasione dell’Ucraina è una cosa buona e giusta. Mi dà fastidio far parte di questo derby: buoni di qua, cattivi di là. Le cose sono molto più complesse. Mi astengo da ogni ragionamento, ma non dalla pietà verso tutte quelle persone che scappano prendendo armi e bagagli e pure il cane e il canarino. Non sono capace di capire, so solo che la guerra è una schifezza e che aveva ragione Gino Strada quando diceva che dovremmo far diventare la guerra un tabù».
E’ di questo che parla lo spettacolo?
«Sì. Gli esseri umani possono avere un abisso dentro, il male non viene da un altro pianeta. In scena mi sento un po’ come un’entomologa che studia un essere che non conosce, salvo poi affacciarsi sull’abisso e dire: attenzione, potremmo averlo anche noi un abisso così. Accanto a me c’è un attore bravissimo come Paolo Pierobon che racconta Eichmann in modo diverso e sorprendente».
Questo come lo spettacolo su Hanna Politovskaja, tutti lavori di grande attualità anche se non sono mai didascalici, sono teatro vero. Come fate?
«Merito di Massini che come tutti i bravi scrittori ha le antenne ritte. Scrive sempre al momento giusto, forse addirittura precede gli avvenimenti. E’ bravo come drammaturgo perché riesce a tenere gli spettatori incollati alle sedie. Massini è pieno di interessi, ormai per me è come un figlio, in effetti ha la stessa età del mio. Quando scrive qualcosa me la manda, se appena appena mi sta giusta come età, gli dico subito di sì».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
