Il Tirreno

Livorno

LA PROTESTA

Maxi antenna in via Calatafimi, trattativa in salita per spostarla

Juna Goti
L'antenna posizionata in via Calatafimi (foto Stefanini/Silvi)
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L'antenna posizionata in via Calatafimi (foto Stefanini/Silvi)

Il Comune prova a proporre a Iliad un'area alternativa. Intanto in città sono in arrivo altri tre grandi impianti per la telefonia

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LIVORNO. Si fa sempre più rovente il clima intorno alla maxi antenna per la telefonia che dall'ultimo giorno di giugno svetta in via Calatafimi. Dopo la protesta scoppiata all'arrivo dei mezzi da lavoro, nei giorni scorsi ai portoni di molte case della zona, da via Montebello a Borgo San Jacopo, sono stati attaccati volantini che annunciano la nascita di un comitato. Perché, si legge, «l'antenna Iliad, alta decine di metri, è stata installata ottenendo l'autorizzazione di Comune e Arpat a pochi metri da abitazioni, scuole, parco, casa di cura» e perché «un'antenna con le stesse caratteristiche è già presente in Borgo Cappuccini». La novità è però un'altra. Anzi sono altre due. Come conferma l'assessora all'ambiente Giovanna Cepparello, il Comune ha incontrato la società e le ha proposto di trovare un'area alternativa dove spostare l'antenna. «Ci stiamo confrontando, ma non sarà semplice - ammette - perché lo spazio dovrebbe comunque essere trovato in quella zona». L'iter tecnico che ha portato ad autorizzare la compagnia affonda le radici in una delibera del 2014 ma è di fatto partito nella primavera del 2019, per essere poi perfezionato di recente. Quello che ancora non si è detto è che in realtà a suo tempo Iliad è stata autorizzata a installare cinque nuove antenne in città: la prima è già stata sistemata alla rotatoria del Levante e la seconda è spuntata in via Calatafimi, quindi all'appello ne mancherebbero tre. Dove andranno? «Nei prossimi giorni avremo il rapporto degli uffici», risponde per ora Cepparello: «Vogliamo fare una valutazione politica rispetto a quelle da mettere, anche se l'iter tecnico è cominciato nel 2019 e non sarà facile bloccarlo.

Tra l'altro le antenne godono di un certo favor legis perché impianti di pubblica utilità». «Ricordo comunque - aggiunge - che in questi casi il parere di Arpat è vincolante, l'agenzia fa simulazioni sul campo per valutare l'impatto elettromagnetico, le farà anche in via Calatafimi, dove la società si è detta disponibile a orientare il fascio lontano da scuole e case». «Abbiamo colto l'occasione - chiosa - per normare meglio questo settore e a breve porteremo in consiglio comunale il nuovo regolamento, primo passo verso il Piano comunale delle antenne. Saranno previsti, ad esempio, controlli in più, finanziati dal Comune, sulle antenne 5G».Intanto però resta da sciogliere il nodo dell'antenna alta più di 30 metri in via Calatafimi, che si è mangiata un pezzo dell'area pubblica per la sgambatura dei cani e che si trova davanti a tre grandi palazzi: è pronta a entrare in funzione tra qualche settimana. Marcello Paolucci è uno dei residenti che sta seguendo la vicenda, così come l'amministratrice di condominio Mirella Campidonico. «Stiamo esaminando tutta la documentazione - spiega il residente - comprese le convenzioni del 1977 e del 1981». Quando le aree in questione passarono dalle mani della cooperativa che ha costruito i palazzi al Comune. «Vogliamo capire se c'era qualche cavillo che impediva di cambiarne la destinazione d'uso». Sono stati consultati due professionisti, un legale e un architetto. A preoccupare i residenti sono impatto visivo, emissioni ed eventuale perdita di valore degli immobili.

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