Gioco
Libertas di fronte al bivio per un sogno: «Siamo carichi, ma servirà la testa»
Stasera gara 3 con Piacenza. Il giemme Dellanoce fa le lastre alla sfida: «I minuti iniziali potranno essere decisivi»
LIVORNO. Se non è la madre di tutte le partite, la sfida in programma nella serata di venerdì 18 giugno sul parquet del Modigliani Forum (ore 20,30 la terza di finale playoff fra la Libertas 1947 e Piacenza) ci si avvicina tantissimo. Il motivo è semplice: chi vince imbocca la tangenziale per la Serie A2, con la Opus che domenica 20 giugno avrebbe addirittura il match point nuovamente davanti al proprio pubblico mentre in caso di blitz la Bakery ritroverebbe il vantaggio del fattore campo (perso in gara2). Sfumature, calcoli ed emozioni che rimbombano nei cuori di tutti i libertassini e anche del giemme Opus, Beppe Dellanoce.
Senza girarci troppo intorno: l'esito di gara3 indirizzerà la serie?
«Ogni partita ha una storia a sé, basti pensare alle netta sconfitta subita in gara1 e al bel successo strappato due giorni dopo; nel giro di 48/72 ore l'inerzia può cambiare padrone a seconda del risultato. Per questo, e molti altri aspetti, dovremo farci trovare pronti e tenere alta l'attenzione per tutti e 40 i minuti».
Come arriva la Libertas 1947 alla partita più importante della storia recente del basket livornese? «L'entusiasmo c'è e non potrebbe essere altrimenti, i ragazzi sono carichi al punto giusto. Non euforici, ma concentrati. E consapevoli di affrontare una squadra fortissima che, in gara1, ha espresso tutto il suo potenziale. Sarà la testa a fare tutta la differenza».
Quale è stata la chiave di gara2, da replicare in gara3?
«L'approccio, senza dubbio. Profondamente diverso da quello di gara1, che ci ha permesso infatti di giocare due quarti eccellenti. E a mio modesto avviso, i minuti iniziali potrebbero rivelarsi una chiave pure domani (oggi, ndr), per poi vivere il resto della battaglia con maggiore lucidità».
Cosa la spaventa di una corazzata come la Bakery?
«Tutto e nulla: sappiamo benissimo che si tratta di uno squadrone con tanti ottimi giocatori. Temo il gruppo, le individualità, il miglior allenatore dell'anno (il livornese Federico Campanella, ndr), la società. Detto questo, rispetto per tutti ma paura di nessuno. Perché giochiamo in casa e abbiamo vinto a casa loro...»
Il pubblico è tornato a popolare i gradoni dei palazzetti: inciderà secondo lei?
«Assolutamente, specie dopo un anno di silenzio. Una spinta in più per i ragazzi, dettata da un entusiasmo dilagante».
Nell'arco di un solo anno, facendo i dovuti scongiuri, la Libertas 1947 rischia di saltare dalla Serie C Silver alla Serie A2. Per la città un risultato a clamoroso...
«La scorsa estate le aspettative erano quelle di fare un buon campionato; poi sono arrivate le Final 8 di Coppa Italia, il secondo posto in regular season e ora la finale promozione. Il bilancio è già ultra positivo, ma non ci accontentiamo. Questi ragazzi hanno dimostrato di non sentirsi mai appagati, e anche la società in questi mesi ha compiuto passi da gigante in termini di organizzazione e struttura. Dalla C alla B tutto è amplificato all'ennesima potenza e mattoncino dopo mattoncino il club sta crescendo a vista d'occhio. Complimenti a tutti noi...».
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