Il Tirreno

Livorno

Gian Maria e Isella, insieme fino all’ultimo: «La morte se li è portati via in cinque mesi»

Gian Maria Foppiano e Isella Piquè
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Gian Maria Foppiano e Isella Piquè

Il ricordo di amici e parenti della coppia che ha vissuto un’esistenza piena di gioie, prima del buio tremendo della malattia

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LIVORNO. Se ne sono andati l’uno a cinque mesi esatti dalla scomparsa dell’altro. Avevano passato la vita tra i banchi di scuola. Prima come alunni e studenti, poi come insegnanti. Isella Piquè se ne è andata il 19 maggio. Suo marito, il Gian Maria Foppiano, il 22 ottobre. A un mese esatto dalla scomparsa di Gian – così tutti chiamavano Foppiano-, gli amici più stretti vogliono ricordarlo. E con loro i familiari della coppia: Marcello, Lucilla e Fabrizio Piquè, i nipoti Dario e Simone. Foppiano, nato 86 anni fa a Cicagna, panoramico paese immerso nel verde della Val Fontanabuona, a est di Genova, si è laureato in geologia all’università di Pisa. Poi è venuto a Livorno, dove ha riversato nella scuola un’energia fuori dal comune. E dove è avvenuto l’incontro con la professoressa Isella Piquè, all’istituto professionale Orlando. «Compagni di lotte sindacali nella Cgil, quindi nei Cobas, animati dalla passione per la difesa dei diritti umani. Battaglieri sì – li ricordano amici e parenti – ma anche rispettosi delle posizioni altrui, hanno condiviso cultura e ideali, condivisione sfociata nel matrimonio».

Una collega ricorda così la personalità di Gian: «È stato uomo di scuola e lo è stato con grande passione, amato e stimato da tutti. Si batteva per una scuola pubblica di qualità per tutti, quella che l’articolo 3 della Costituzione ci ha affidato». Ma il professor Foppiano era anche colto, ironico, caustico e fermamente contrario al compromesso e alla disonestà. «Univa il rigore morale alla simpatia e alla vivacità del racconto. Una miniera di storie e ricordi – proseguono gli amici – di un mondo contadino e popolare che arretrava sempre più velocemente e del quale si ritrova traccia solo nei ricordi personali». D’altronde Gian Maria Foppiano era nato proprio lì, nel paesino di Cicagna, diviso in due dal torrente Lavagna, arroccato sui monti Liguri, ma a due passi da Chiavari. «I giovani il sabato sera andavano a ballare – raccontava Foppiano – col coltello infilato nella cintola e alla prima lite lo tiravano fuori, così di notte l’ospedale era pieno di pance da ricucire. Ne sapeva qualcosa mio nonno che era oculista e che comunque doveva dare una mano». Storie di vita, quelle che snocciolava il professore. Anche di vita di strada. Una collega di Foppiano commenta: «Uscivano dai suoi racconti figure che sembravano inventate, colorite del suo accento simpaticamente ligure». Personalità sicura, ma non rigida, era stato notato dal regista Alessandro Benvenuti che lo ha scelto per ricoprire il ruolo dell’apostolo Andrea nel film “Giuda”.

Curioso, appassionato della natura e della antiche Pievi, amante di lunghe camminate nella Garfagana, nei boschi. Non meraviglia che, una volta in pensione, Gian Maria Foppiano avesse acquistato un appezzamento di terra, che aveva chiamato simpaticamente “Tara”, dove, posata penna e registri, ha imbracciato la vanga e ha lavorato sodo per anni, immerso in quella natura con cui si sentiva in totale e perfetta sintonia. «Ma quello che più ha commosso di lui e della moglie – dicono in conclusione amici e familiari della coppia – è stato il lungo calvario che hanno affrontato negli ultimi anni della loro vita, tanto che, con l’aggravarsi delle rispettive malattie, nessuno dei due poteva più essere di aiuto all’altro. Eppure hanno sempre accolto gli amici con un sorriso e con dignità». —

 

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di Redazione web