Il Tirreno

Livorno

Livorno, bloccarono le ruspe per salvare gli Orti: in otto a processo per violenza privata

Federico Lazzotti
Uno striscione di protesta contro la cementificazione nella zona degli orti urbani (Foto d'archivio: Corrado Salvini)
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Uno striscione di protesta contro la cementificazione nella zona degli orti urbani (Foto d'archivio: Corrado Salvini)

La protesta contro l’edificazione risale al marzo del 2016: «Dimostreremo che è stata un'iniziativa pacifica»

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LIVORNO. Nove marzo 2016. Di buon mattino gli operai della cooperativa Clc, l’azienda proprietaria del terreno compreso tra via Goito, via dell’Ambrogiana e villa Chayes, arrivano per recintare l’area e di fatto cominciare i lavori di edificazione per la costruzione di una serie di immobili. Ad attenderli però ci sono i residenti e il comitato degli Orti urbani, il gruppo di cittadini che già da qualche tempo aveva trasformato quei terreni in un luogo di socializzazione dove si coltiva di tutto, insieme. E per questo non ha nessuna intenzione di vedere fondamenta e mattoni al posto di frutta e verdura. Quelli che seguono sono minuti di tensione, tanto che in via Goito arriva anche la polizia per cercare di risolvere la situazione.

A distanza di quattro anni mezzo, otto di quelle persone che si erano opposte ai lavori sono finite a processo per violenza privata. Si tratta di Dario Fantozzi, 33 anni, Gabriele Canessa, 30, Giovanni Ceraolo, 38, Guiye Alioune, 38, Luca Fantelli, 27, Maurizio Mazzoni, 49, Nicoletta Mattei, 41 e Alessandro Orfano, 40. Per la pubblico ministero Sabrina Carmazzi che aveva chiesto il rinvio a giudizio, quella mattina il gruppo di contestatori mise in atto un piano per impedire ai mezzi della Clc di lavorare. Mettendo diversi oggetti dietro e davanti agli escavatori e successivamente addirittura sistemandosi con il corpo per impedire ai mezzi di muoversi. Inoltre gli otto, imputati in concorso, avrebbero sfilato i pali per la recinzione fino a quel momento installati dagli operai e riempiendo i fori per impedire una nuova installazione. Infine Ceraolo, oggi sindacalista di Usb, sarebbe salito sul mezzo cingolato gridando all’operaio di fermarsi e non proseguire i lavori.

Accuse che gli imputati sono sicuri di smontare durante il dibattimento che si è aperto nei giorni scorsi. «Durante la prima udienza – spiega Ceraolo – abbiamo presentato i nostri testimoni e adesso aspettiamo l’inizio del processo. Chiaramente – prosegue tornando alle giornate che hanno preceduto la protesta – la situazione in cui eravamo era quella di un tavolo istituzionale aperto in Comune con i rappresentati degli Orti Urbani e Clc per cercare una soluzione. Invece quella mattina ci fu una forzatura. Tra l’altro col senno di poi la situazione è rimasta immutata visto che ad oggi gli Orti sono ancora lì e non è stata effettuata alcuna edificazione».
Poi sulle contestazioni aggiunge: «Fu una protesta pacifica e proveremo a dimostrare la nostra posizione perché non ci furono violenze né fisiche né verbali. Difendevamo un terreno dalla cementificazione e continuiamo a pensare che fosse un errore farlo in un’area verde come quella ».

 

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