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Livorno, il titolare della Cantina Senese a piedi fino a Roma: «Porto al governo la voce dei ristoratori»

Tommaso Silvi
Fabio Sanna, titolare della Cantina Senese, ristorante di Borgo Cappuccini, a Livorno
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Fabio Sanna, titolare della Cantina Senese, ristorante di Borgo Cappuccini, a Livorno

La marcia è partita mercoledì 4: «Il 13 saremo nella Capitale per protestare tutti insieme, vogliamo sostegno e tutele»

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LIVORNO. Zaino in spalla. Trecento chilometri da percorrere passando dalla via Francigena. Passo dopo passo. Mosso dalla forza della disperazione e dalla volontà di far sentire la sua voce. Un metro alla volta. Fino al Palazzo del potere. Da Livorno a Roma. Da Borgo Cappuccini al cuore della Capitale. Fabio Sanna ha 47 anni ed è il titolare della Cantina Senese, che porta avanti insieme al fratello Paolo, alla moglie Chiara e alla cognata Francesca. «E poi ci sono undici dipendenti. Tutti a casa. Tra ferie e cassa integrazione. Perché noi per il governo non siamo essenziali, noi possiamo stare chiusi. Ci trattano da numeri, non da persone». Fabio ha il fiatone. Spiega al telefono cosa lo ha spinto a camminare fino a Roma insieme all’associazione Ristoratori Toscana, capitanata da Pasquale Naccari. «Mercoledì 4 abbiamo manifestato a Firenze, poi abbiamo deciso di incamminarci. Vogliamo arrivare a Roma il 13 novembre – spiega Sanna – dove ci auguriamo di trovare migliaia di altri ristoratori. Dobbiamo farci sentire».

Fabio cammina insieme a una sessantina di persone. Tutti protestano contro le ultime misure restrittive ordinate dal governo per fermare il contagio da Covid-19. «Non è che non vogliamo stare chiusi – precisa il titolare della Cantina Senese –, perché comprendiamo bene il pericolo per la salute di tutti. Però se dobbiamo abbassare la saracinesca alle 18 vogliamo anche essere tutelati. Il ristorante è una famiglia, i nostri dipendenti hanno figli, devono portare soldi a casa. Abbiamo bisogno di aiuti, ma nessuno ci ascolta». Al viaggio a piedi verso Roma hanno preso parte anche conducenti dei mezzi trasporto pubblici non di linea (Ncc, in sigla, ndr), e guide turistiche. «Tutte persone che non lavorano – dice ancora Fabio Sanna – e che non si sentono tutelate dalle istituzioni». Intanto la Cantina Senese è chiusa. Riaprirà lunedì 16 novembre. Il grido di Fabio è quello di tanti ristoratori. Di Livorno e di tutta Italia. Lavoratori a cui il Covid ha tolto tutto. Uomini e donne che non sanno come affrontare ogni giorno. Che non vedono uno spiraglio di luce nel futuro. Che si sentono penalizzati e per niente supportati dallo Stato. «Ma cosa abbiamo fatto di male?» , si chiede Fabio Sanna, che poi si sfoga: «Sono sempre arrivato a casa la sera tardi, facevo appena in tempo a dare un bacio in fronte a mio figlio. La mattina presto ero di nuovo al locale. Ho dato la vita al mio lavoro e ora mi sento etichettato dal governo come inessenziale. È vergognoso».

Fabio e gli altri ristoratori che stanno marciando verso Roma vogliono consegnare al presidente del consiglio, Giuseppe Conte, una lettera con le loro proposte per supportare seriamente il settore della ristorazione. Nel loro documento, i ristoratori chiedono «strumenti normativi straordinari per la negoziazione dei contratti di locazione durante il periodo emergenziale e per quello immediatamente successivo propedeuticamente alla ripartenza. Allargamento dei soggetti beneficiari del credito d’imposta riguardante le locazioni a uso non residenziale», si legge nella lettera. E poi ancora: «Armonizzazione, secondo proporzione, da applicarsi in via eccezionale su tutte le tassazioni nel periodo di emergenza, esenzione per il 2020 e ’21 sui tributi e canoni per l’occupazione del suolo pubblico, accordi quadro in favore della calmierazione dei prezzi riguardanti le utenze oltre alla dilazione automatica del pagamento delle bollette almeno durante i periodi emergenziali, finanziamenti a fondo perduto, proroga dei termini di sospensione per il pagamento delle tasse, delle cartelle, compreso le rateizzazioni, armonizzando il periodo di sospensione con quello emergenziale, riconoscimento della malattia da Covid anche per le partite Iva» e altre misure di sostegno. «Ci aspettano cinque mesi drammatici. Il nostro obiettivo è riuscire a toglierci le gambe insieme ai nostri dipendenti. Saranno giorni lunghissimi, fatti di sofferenza e di denti stretti. Dovremo lottare insieme, ma dobbiamo farci sentire dalle istituzioni in ogni modo possibile. Ogni ristorante racconta la storia di persone che non sanno come fare. Madri e padri che vogliono garanzie. La garanzia – conclude Sanna – di essere protetti. Di non restare soli».

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