Gioco
Capitan Luci e il Livorno sono sempre più lontani: «Sarei rimasto gratis, Spinelli non mi vuole»
Dopo dieci stagioni la fine della storia d'amore tra il calciatore e il club amaranto è davvero a un passo
LIVORNO. «Ho assunto un personal trainer. Mi sto allenando una o due volte al giorno tra palestra, qualche campetto a Livorno e il footing sul viale Italia. Uso poco o niente il pallone perché da solo non avrebbe senso». Tra un frase e l’altra Andrea Luci sorride, ma lo fa a denti stretti come per trattenere l’amarezza. Il Livorno è senza il suo capitano. Il capitano è senza il suo Livorno. Ed è tutto così innaturale perché dieci anni di lotta in mezzo al campo nel segno dell’amaranto non sono un dettaglio: segnano una vita più che una carriera.
Eppure è tutto vero: stanno per scorrere i titoli di coda su questa lunghissima storia d’amore.
Allora è tutto finito?
«Non lo so. Di certo c’è che la scorsa settimana il direttore sportivo Rubino ha chiamato il mio procuratore Pasqualin per comunicargli dicendo che non rientro nei piani della società».
Quindi nessuno l’ha chiamata direttamente?
«No. È stata mia cura informarmi per sapere il motivo di questa decisione e quale dirigente della società nuova non intende rinnovarmi il contratto. Mi è stato detto che è il presidente Spinelli che non mi vuole».
Spinelli? Anche se è sul punto di cedere?
«Sì. E per questo non mi è chiara neanche la questione della trattativa per la cessione della società. Non si capisce chi comanda: Spinelli o gli eventuali nuovi proprietari? Forse questi ultimi saranno solo azionisti, ma poi il potere decisionale rimane al presidente. E poi c’è la figura di Rosettano Navarra. Sinceramente non so come possano conciliarsi le presenze di Cerea Banca, Navarra e Spinelli».
Come si sente sul piano umano e professionale?
«Dentro di me c’è tanta delusione. In realtà pensavo che stavolta il rinnovo sarebbe stato più difficile, ma dopo dieci anni, di cui nove da capitano, credevo di meritare almeno una chiamata diretta. Sarebbe bastata una telefonata per spiegarmi le motivazioni del mio allontanamento e i progetti della società. Poi è normale che un giocatore possa anche non rientrare nei piani, ma se viene informato di persona, può accettare la situazione in serenità. La mancanza di un confronto mi fa male, ma purtroppo il calcio è questo».
Si sta guardando attorno?
«In questi giorni sono stato contattato da alcune società di serie C, ma a tutte ho dato la stessa risposta: la mia priorità è il Livorno».
Quindi spera in un ripensamento da parte della società?
«Sì, anche se so che le speranze sono minime. Io però vorrei finire la carriera con questa maglia e spero che questo mio sogno possa ancora avverarsi».
Secondo lei perché non le verrà rinnovato il contratto? Per età o che cosa?
«Non lo so. Con la famiglia Spinelli ho sempre avuto un buon rapporto. Purtroppo lo scorso anno è stato particolare. La squadra è naufragata e anche io non ho fatto bene. Sono sincero e non ho problemi ad ammetterlo, però essere mandato via in questo modo senza nessun sentore di screzi tra me e la società non lo capisco. C’erano mille modi per interrompere questo rapporto. È stato usato il peggiore».
La Pro Livorno Sorgenti diventa un’opzione?
«Sono stato chiarissimo anche con loro. Sanno che la precedenza ce l’ha sempre il Livorno. Per questo motivo non stanno a chiedermi in continuazione del mio futuro. Se lascio la maglia amaranto e nel caso in cui non volessi spostarmi dalla città, so che le porte della PLS sono aperte. Mi prendo ancora un po’di tempo prima di arrivare alla decisione finale».
Decisione che sarà condizionata dalla famiglia?
«Ovviamente. Devo essere onesto. Neanche mia moglie Lisa si aspettava che il ciclo amaranto finisse in questo modo. Adesso c’è anche un pizzico di preoccupazione da parte sua perché se cambio squadra e città, lei e i due bambini rimarrebbero a Livorno e io andrei via da solo. Per lei sarebbe più pesante gestire la famiglia in mia assenza. D’altronde non ce la sentiamo di spostare i bimbi e portarli in un’altra città. Frequentano la scuola qui e a Livorno hanno tutte le amicizie. Sì. le questioni professionali si intrecciano con quelle familiari. E spero che tutto si risolva per il meglio».
Già perché un solo aggettivo descrive la sensazione al pensiero del Livorno senza Luci: innaturale. E anche se fosse dopo dieci anni sarebbe bastato almeno un grazie,
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