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Addio "reti fantasma", il mare di Calafuria torna finalmente a respirare
La Guardia costiera ha rimosso dal fondale i resti di materiali per la pesca che rischiavano di fare seri danni all'ecosistema marino
LIVORNO. Il mare di Calafuria torna a respirare. E la natura ringrazia. Martedì 26 maggio, il reparto operativo della Direzione marittima di Livorno, con l’ausilio del personale appartenente al 5° Nucleo operatori subacquei-Guardia costiera di Genova, ha coordinato un’operazione di recupero di una cosiddetta “rete fantasma” nelle acque antistanti Calafuria. Ne abbiamo parlato - nei giorni scorsi - sull'edizione cartacea de Il Tirreno, raccontando anche tutti i disagi ambientali che le reti da pesca abbandonate possono causare al mondo del mare. Con la definizione di “reti fantasma” si identificano tutte quelle attrezzature da pesca (quindi non solo reti ma anche ad esempio nasse, palangari e altro) che finiscono abbandonate sui fondali marini.
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Le cause sono molteplici, ma quelle primarie sono: ostacoli come rocce, secche o relitti dove le reti si possono incagliare; oppure distacchi accidentali causati dal passaggio di imbarcazioni; o condizioni meteo avverse che richiedono l’abbandono per motivi di sicurezza o anche l’abbandono volontario. Come è facilmente intuibile questi attrezzi costituiscono un serio pericolo per la fauna marina che vi rimane intrappolata e per il deturpamento dell’ambiente. La rete rimossa martedì 26 maggio si trovava adagiata su un fondale roccioso compreso tra i 30 e i 40 metri di profondità, impigliata su uno scoglio.
L’evidente stato di usura della rete non ha reso semplice il recupero, in quanto l’ecosistema corallino, nel tempo, ha comunque creato sulla rete il suo habitat. Gli operatori subacquei, data la notevole profondità e la complessità delle operazioni di rimozione, si sono alternati in due squadre per garantire la necessaria accuratezza nell’intervento ed arrecare il minimo danno all’ ecosistema. Per questo sono stati lasciati sul posto alcuni piccoli tratti di rete oramai inglobati dall'ecosistema. La rete è stata consegnata alla ditta “Labromare”, che si occuperà dello smaltimento. Tale attività rientra in una più ampia campagna di intervento su scala nazionale che vede impegnata la Guardia costiera al fine di preservare e tutelare l’ambiente marino lungo tutte le coste italiane.
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