Il Tirreno

Il commento

Italia, chi sbaglia (non) paga: avanti così

di Andrea Rocchi
Italia, chi sbaglia (non) paga: avanti così

Non basta ammettere gli errori, servono segnali e un vero cambiamento

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Ormai ciclicamente, ad ogni fallimento, gli organismi che governano il nostro calcio mettono sul piatto un disco rotto che ripropone un refrain logoro. Titolo: ecco cosa serve e cosa va fatto subito. Svolgimento. Bisogna fissare un tetto ai troppi stranieri nei nostri campionati, occorre una nuova conduzione delle scuole calcio, serve investire nei vivai. Poi, però, abbiamo già gli alibi nel taschino da tirar fuori alla bisogna per coprire le magagne, la vergogna e i naufragi. «Diamogli tempo» (a Spalletti poverino), «sono solo otto mesi che è in Azzurro», «bisogna far crescere i nostri ragazzi», «non è in pochi mesi che nascono un Mbappé o un Messi» (parole, queste, del presidente della Figc Gravina nella conferenza stampa di ieri).

Così il giorno dopo la nuova Caporetto Azzurra - l’uscita ignominiosa dagli Europei per mano di una Svizzera qualunque dopo aver “giocato” la più brutta partita della storia della nostra Nazionale ed essere stati meleggiati dal mondo intero - si rimane impietriti di fronte alle parole del duo Gravina-Spalletti che riconoscono sì (bontà loro) gli sbagli fatti ma alla fine, quando si arriva al nocciolo della questione, si autoassolvono con reciproca benedizione: «Andiamo avanti, non si può abbandonare ora un progetto triennale».

Ma a nessuno viene in mente anche per un attimo di dimettersi? Attestare con un gesto concreto un fallimento epocale? (La gestione Gravina vanta nel palmares anche la mancata qualificazione in Qatar). Ammettere, una volta per tutte, che qualche “uomo di calcio” nella governance di questo mondo non sarebbe poi tanto male? (L’ultimo che ha provato a entrare, Albertini, è stato silurato brutalmente).

No, è più facile dare la colpa alle prepotenze dei club, al fatto che le “leggi internazionali” impediscono di valorizzare i giovani, che il 65% dei calciatori in serie A è straniero, che ora anche la serie B vuole tesserare un extracomunitario in più. Ma sì, buttiamola in caciara. Gravina, dice, non si dimette per “senso di responsabilità” perché il suo mandato si esaurisce nel 2025 e si deciderà “all’interno dell’organismo federale”. E dice che non ammetterà interferenze esterne. Ma Gravina non è un presidente di un club ma è il capo della Federazione Italiana Giuoco Calcio e sabato Spalletti e gli Azzurri rappresentavano l’Italia, il nostro Paese. Uno strano Paese dove chi sbaglia, il più delle volte, non paga.
 

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