Il Tirreno

L’intervista

Dino Zoff vota la fiducia all’Italia: «Credo in Spalletti e nel gruppo»

di Roberto Muretto

	Dino Zoff
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Dino Zoff

Il portiere campione del mondo e d’Europa vede il bicchiere mezzo pieno: «È una squadra che crede nei propri mezzi e il ct sa trasmettere entusiasmo

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È un monumento del calcio. Dino Zoff ha scritto pagine di storia indelebili con la Nazionale e con la Juventus. Ha vinto tutto in maglia azzurra: Mondiale ed Europeo. Ha una bacheca piena di trofei e la saggezza di un atleta esemplare, dentro e fuori dal campo. Il suo modo di essere dovrebbe essere d’insegnamento a molti.

Nella sua lunghissima carriera (il portierone ha appeso i guanti al classico chiodo all’età di 41 anni) ha vissuto momenti esaltanti e altri che non ricorda con piacere ma che fanno parte del suo enorme bagaglio di esperienza.

Davanti alla tv, da semplice appassionato, non si perde una partita dei Campionati Europei in corso. Le sue analisi come sempre sono lucide.

Lei vota la fiducia a questa Nazionale?

«Intanto ho fiducia nel calcio italiano. Noi abbiamo sempre avuto nella storia delle buone squadre. In campionato non siamo tanto belli da vedere perché i ritmi sono bassi, gli arbitri fischiano troppo e ci sono tante perdite di tempo. Queste cose ci impediscono di esprimerci al meglio».

C’è da preoccuparsi?

«No, perché quando siamo impegnati in ambito internazionale non c’è esasperazione, gli arbitri fischiano meno, non ci sono sceneggiate, non vengono tollerate. Con queste condizioni riusciamo quasi sempre a dare il meglio».

Qual è la sua sensazione dopo la prima partita?

«Buona. Siamo stati bravi a ribaltare la gara dopo l’infortunio iniziale. Un segnale positivo sul piano caratteriale, perché solo chi è stato in campo può capire cosa voglia dire subire un gol dopo appena 23 secondi. Per onestà va detto che l'Albania, lo dico con rispetto, non è una squadra top, per una valutazione più attendibile è meglio aspettare le prossime partite».

Con la Spagna sarà un test che dirà quanto valiamo?

«Affrontiamo un avversario che gioca bene, organizzato, con alcuni giovani davvero interessanti. È un luogo comune dire che in Italia i giovani non vengono valorizzati. Avessimo calciatori di 17 anni della levatura di Yamal, Spalletti li avrebbe convocati. Quelli bravi li schieri sempre, non stai a guardare la carta d’identità».

Tre anni fa l’Italia ha vinto l’Europeo, può ripetersi?

«Siamo all’inizio. Sarebbe sbagliato fare confronti con la Nazionale guidata da Roberto Mancini. In quell’occasione è stato decisivo Donnarumma».

Tutte le prime pagine sono per Nicolò Barella.

«Viene da un campionato giocato ad alto livello. È un calciatore di levatura internazionale. Ha fatto grandi progressi negli ultimi due anni».

C’è chi lo paragona a MarcoTardelli. Lei è d’accordo?

«Sono un po’ diversi. Tardelli aveva il passo da quattrocentista, Barella lo ha un po’ più corto. Sono simili caratterialmente, nel senso che non mollano mai».

Ci spiega come si affronta la Spagna?

«Non ci dobbiamo snaturare e mantenere le nostre caratteristiche. Pressare alto, tanti inserimenti senza palla, verticalizzazioni immediate. Sono curioso di vedere quello che sappiamo fare contro un avversario top».

La parata di Donnarumma nei minuti finali con l’Albania?

«Un ottimo intervento. Uscita perfetta, ha chiuso lo specchio. Lui è un gran portiere. A Parigi lo fischiano? Ma per favore... ».

La sua favorita per la vittoria dell’Europeo?

«In questa lista l’Italia non c’è. Ma forse è meglio così. Francia e Germania hanno basi solide e individualità importanti. Il Belgio può essere la sorpresa, mentre l’Inghilterra ha sempre lo stesso handicap: i calciatori vengono da una stagione pesante perché da loro si gioca senza sosta. Alla lunga potrebbero risentirne».

Con Gianluca Scamacca l’Italia ha trovato il bomber che cercava?

«Me lo auguro. È un ragazzo che ha la stazza fisica per farsi rispettare in area. Ha rapidità di esecuzione. Forse deve acquisire un po’ di mestiere, nel senso che deve essere più furbo. La squadra lo deve mettere nella condizione di colpire. Ha ragione Spalletti quando dice che in area devono arrivare più cross, perché Scamacca è abile anche nel gioco aereo».

Il gol di Eriksen è stata anche per lei un’emozione?

«Lui ha rischiato la vita nello scorso Europeo. Il giocatore danese per fortuna si è ripreso ed è stato bello vederlo esultare. Sì, un pochino mi ha emozionato».

Un consiglio al ct?

«Per carità, non ne ha bisogno. Luciano Spalletti a me piace perché è un allenatore diretto. Dopo l’Albania ha detto senza peli sulla lingua quello che non gli è piaciuto. Credo sia il modo migliore perché lo spogliatoio diventi una famiglia. Una squadra unita può andare oltre le proprie possibilità e nello sport di esempi ce ne sono tanti». 


 

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