Gioco
Euro 2024, banditi i recuperi infiniti inventati da Collina ai mondiali in Qatar
Il record in Bolivia: un extratime di 42 minuti
Gli spaghetti cuociono in 9 minuti. Gli italiani lo sanno, e anche gli altri abitanti del Vecchio Continente hanno recepito questo dogma. Persino l’Uefa si sta adeguando, lo si capisce da una delle prime novità di questi Europei tedeschi: l’abolizione dei tempi biblici di recupero sfoggiati – insieme a un altro vastissimo repertorio di trovate tra il Kitsch e l’inutile – agli altrettanto non memorabili Mondiali in Qatar.
In quell’epoca, quando Pierluigi Collina aveva avuto questa pensata, chi decideva di passare un pomeriggio con gli amici a gustarsi una partita di quel campionato del Mondo, sapeva quando partiva ma non aveva la minima certezza di quando sarebbe tornato a casa. E non poteva certo dire a casa: «Buttate la pasta, tra 10 minuti sono a tavola...». La pensata di Collina era quella di fiaccare i campioni della melina estrema, i maestri della perdita di tempo: mancano 30 secondi al 90’ e tu mi fai perdere tempo inserendo il primo giocatore che ti passa davanti? Allora io, arbitro, quel giocatore lo faccio entrare e gli faccio fare anche un bel po’ di partita, così la prossima volta, ci pensi un po’ prima di farmi perdere tempo. Risultato? Nessun beneficio sul fronte del gioco effettivo e giocatori, per contro, stremati, che si trascinano per il campo.
In compenso, però, ci sono partite che sono passate alla storia non perché paragonate a Italia-Germania 4 a 3 di cui ricorre l’anniversario, ma semplicemente perché oltre il limite massimo sopportabile.
In Bolivia, il match Atletico Palmaflor-Blooming, terminato con il punteggio di 3 a 2, è passato alla storia come la partita più lunga del calcio boliviano. Non è stata una normale partita di 90 minuti più recupero: l’arbitro ha deciso per un recupero leggermente inusuale, ben 42 minuti oltre il tempo regolamentare.
E in Italia? Già nel 2019 il campionato di serie A visse un pomeriggio paradossale, qualcosa che doveva suonare come un campanello d’allarme, che però nessuno ascoltò. E’ il minuto 95’ di Frosinone-Parma e se si è arrivati già lì e non è ancora finita è perché c’è stato lavoro per il giovanissimo Var e per i medici delle due squadre. Al 95’– sul risultato di 2 a 2 – c’è un sospetto contatto in area del Parma e l’arbitro viene richiamato al Var, dove per poco non stabilisce la residenza: il consulto dura 10 minuti buoni, mentre sugli spalti la prendono con ironia e un coro normalmente usato a mò di minaccia per gli ultras avversari, viene coniugato alla prima persona plurale: A mezzanotte... Usciamo a mezzanotte.
Poco male. La pasta era già scotta da un po’...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
