Il Tirreno

Politica

Accusato di stupro, sequestrato il telefono del figlio di La Russa ma non la sim

di Francesco Floris
Il manifesto affisso vicino allo studio di La Russa
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Il manifesto affisso vicino allo studio di La Russa

Prelevato il cellulare. “Non una di meno”, blitz con i manifesti femministi

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MILANO.  La svolta è arrivata ieri sera (14 luglio) con il sequestro del cellulare di Leonardo Apache La Russa, indagato per violenza sessuale dalla Procura di Milano per la denuncia di una 22enne - sua ex compagna di liceo - che, dopo una serata in discoteca si sarebbe svegliata nuda in stato confusionale e priva di ricordi a casa della seconda carica dello Stato dove il terzogenito del presidente del Senato le avrebbe riferito di aver avuto rapporti sessuali, sia lui che un amico Dj (per ora non indagato), a sua insaputa. Per giorni il telefono di La Russa jr non era stato sequestrato dalla squadra mobile per problemi tecnico-giuridici: la scheda sim è intestata allo Studio Legale La Russa di cui è socio anche l’ex ministro della Difesa, padre del 21enne indagato.Ieri sera la notizia del sequestro. Prelevato il cellulare, da cui è stata rimossa la sim. La ricerca all’interno del dispositivo verrà fatta da parte della polizia giudiziaria con parole chiave per cercare di ricostruire le eventuali interazioni a partire dal 19 maggio scorso, giorno in cui sarebbe avvenuta la violenza sessuale. Intanto, nella notte sono comparsi sotto lo studio legale della famiglia La Russa, da oltre 85 anni a Milano, manifesti d’accusa con le scritte "Gli stupratori siete voi. El violador eres tu". 
È stato dunque eseguito dalla squadra mobile di Milano il decreto di sequestro del cellulare in uso a Leonardo Apache La Russa. Il sequestro, eseguito nelle stesse ore in cui il procuratore aggiunto Letizia Mannella e la pm Rosaria Stagnaro stavano sentendo alcuni testimoni, riguarda il solo telefono del figlio del presidente del Senato e non la sim intestata allo studio legale del padre, che gli è stata restituita. Era presente l'avvocato di La Russa Jr, Adriano Bazzoni.

A rivendicare l’azione il Movimento "Non una di meno". «Passato il segno», fa sapere lo staff di La Russa che ribadisce di avere «piena fiducia nell’operato dei magistrati» ma parla di volantini e flash-mob «politici e diffamatori» aggiungendo come non sia più «tollerabile la condotta di chi si sostituisce ai pm».Nel frattempo l’inchiesta per stupro dei pm milanesi prosegue per sentire i possibili testimoni della nottata: erano circa 200 i partecipanti nell’esclusivo club meneghino da 500 euro a tessera e 25 euro a drink.Mercoledì è stato sentito uno dei titolari. Martedì le 3 amiche e conoscenti della presunta vittima: con due di loro si era vista nel locale, con una ha solo chattato la mattina successiva raccontandole «cosa era successo» prima di farsi convincere a parlarne con la madre e farsi visitare alla Clinica Mangiagalli avvertendo «fastidio e dolore nelle parti intime».

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