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Nuovo governo, rissa tra alleati sui ministri: Lega e Fi vogliono di più

di Michela Suglia
Nuovo governo, rissa tra alleati sui ministri: Lega e Fi vogliono di più

La squadra: ipotesi Giorgetti all’Economia e Tajani al Mise

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ROMA. Si gioca di tattica pesante nel centrodestra a 24 ore dal voto per le presidenze delle Camere e in vista della composizione della squadra di governo: la tensione sale e divide gli alleati. La presidenza di Palazzo Madama, voluta fortemente da Fdi, che mette in campo Ignazio la Russa, è reclamata anche dalla Lega che rilancia con Roberto Calderoli. Sullo sfondo la partita per il ministero dell’Economia. Giorgia Meloni ha sempre puntato su un tecnico di rango come Fabio Panetta, che al momento non sembra cedere al pressing della politica aspirando, a quanto pare, a una soluzione che lo porti ai vertici di Bankitalia. Così la leader si focalizza anche sui politici con una robusta esperienza tecnica. Si fa strada il nome del leghista Giancarlo Giorgetti, che potrebbe conciliare la necessità di un governo politico ma con uomini di caratura tecnica nei ministeri strategici.

Un nome che rischia di scompaginare la strategia di Salvini, che non avrebbe nulla in contrario su una soluzione di questo tipo se non scardinasse il progetto della Lega sul numero e la consistenza complessiva dei ministeri da occupare. È chiaro che una soluzione Giorgetti influirebbe sulla richiesta dei dicasteri che ha in mente Matteo Salvini. E ciò rischia di diventare un problema serio per la coalizione.

Gli animi si riscaldano in un vortice di rivendicazioni e puntigli. Lega e Forza Italia rilanciano su quasi tutto. Matteo Salvini corre a Villa Grande da Silvio Berlusconi: un confronto a quattr’occhi per mettere paletti e definire probabilmente una strategia comune. Manca Giorgia Meloni, segno che il vertice a tre è in stand by. In serata interviene la leader di FdI: «Coinvolgeremo le persone più adatte – rimarca – Nessuno si illuda che cambieremo idee e obiettivi».

Alla vigilia del primo test per il centrodestra uscito vincente dalle urne, il rebus delle presidenze delle Camere è ancora sul tavolo. Giovedì partono le prime votazioni per scegliere i successori di Elisabetta Casellati e Roberto Fico. Lo schema di dividere le due poltrone tra FdI (con la Russa) e la Lega (con Riccardo Molinari) non convince i leghisti e si soprappone, appunto, all’ipotesi di Giorgetti all’Economia.

«Sarebbe motivo di grande soddisfazione e orgoglio occuparsi con un ruolo rilevante anche di Economia e Finanze», si spiega in una nota della Lega dove però si elencano i ministeri già coperti in passato dal partito di Salvini, come Interno, Infrastrutture, Sviluppo economico, Agricoltura, Transizione Ecologica, Turismo, Disabilità e Autonomie. Un modo anche per avvertire la leader di Fdi che la squadra del partito di Via Bellerio non deve in nessun caso essere sottodimensionata rispetto alle aspettative.

Preoccupato per il livello di scontro è anche il Cavaliere che però non cede sulla difesa dei suoi. In primis, la fedelissima Licia Ronzulli per cui continua a proporre un incarico. La senatrice è arrivata a Montecitorio, a colloquio probabilmente con Antonio Tajani, accreditato per la Farnesina ma indicato anche per altre opzioni, una delle quali il Mise. La Lega alza dunque la posta anche per il Senato con il nome di Calderoli. Il leghista svicola dicendo: «Sono pronto a fare tutto». Sulle presidenze il cantiere è aperto e «la scelta sarà affidata ai nostri leader». FI si sottrae alla competizione, non avendo preclusioni per nessuno dei due e proprio Berlusconi, nonostante l’irritazione, tenta una mossa da padre nobile della coalizione chiedendo a tutti, ufficiosamente, di rasserenare gli animi e trovare un’intesa. La posta in gioco è troppo alta per far saltare il banco. l
 

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