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La misura

Il concordato preventivo fa il bis: cosa sblocca per le partite Iva. Irpef: le intenzioni del governo

Il concordato preventivo fa il bis: cosa sblocca per le partite Iva. Irpef: le intenzioni del governo

Ulteriore finestra per aderire, fino al 12 dicembre

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ROMA. Il concordato preventivo fa il bis. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge per la riapertura dei termini e le partite Iva avranno una ulteriore finestra di un mese, fino al 12 dicembre, per aderire. Per il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che ha studiato il provvedimento, «si tratta di un importante prova di ascolto da parte del governo, che dopo un confronto con le categorie e i professionisti ha deciso di allargare ulteriormente la possibilità di aderire a una misura apprezzata e conveniente per tutti: Stato e cittadini».

Il decreto, che sarà operativo dalla pubblicazione in Gazzetta, potrebbe poi diventare nei prossimi giorni un emendamento al decreto fiscale collegato alla manovra, e già all’esame del Senato, per velocizzare la conversione in legge. Nel decreto fiscale è previsto che le risorse del concordato affluiscano nel fondo per l’attuazione della delega fiscale e siano «prioritariamente destinate alla riduzione delle aliquote Irpef».

L’obiettivo del governo è ridurre l’aliquota intermedia dal 35% al 33%. Anche ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha assicurato ai sindacati che è intenzione del Governo di intervenire nuovamente sulla secondo aliquota Irpef. Quindi è caccia alle risorse, visto che il costo stimato è intorno ai 2, 5 miliardi. La scorsa settimana il viceministro Maurizio Leo ha quantificato in 1, 3 miliardi il gettito del concordato, con un nuovo mese a disposizione si punta ad avvicinarsi a quella cifra per potere modulare un intervento in manovra in base al gettito. Ma secondo la stima dell’Associazione Nazionale Commercialisti (Anc) , che da settimane chiedeva invece una proroga prima della scadenza della prima tranche, la riapertura potrebbe portare un gettito aggiuntivo di 200-400 milioni. «Difficilmente – sottolinea il sindacato dei commercialisti – concretizzerà un extra gettito soddisfacente o comunque utile al raggiungimento dei 2,5 miliardi finalizzati alla riduzione di 2 e punti dell’aliquota del secondo scaglione Irpef». Per Forza Italia «le ulteriori che entreranno» sono già prenotate: dovranno essere utilizzare, ha sottolineato Antonio Tajani, «per sostenere il ceto medio e far pagare meno tasse alle famiglie italiane».

Critiche arrivano dall’opposizione. Di «regalo ai furbetti» parla il Pd con il capogruppo al Senato Francesco Boccia. Il M5s, con Mario Turco, di «fallimento» perché «è stato incapace di raggiungere l’obiettivo di 2,5 miliardi di gettito previsto». La Cgil attacca: «È una sagra per evasori». Nel decreto è stato inserito anche un allargamento della platea del bonus Natale, approvato in estate con il dl Omnibus. «Abbiamo trovato le risorse per arrivare almeno al raddoppio della platea – spiega il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani -. Il governo ha sempre voluto ampliare i beneficiari e quindi ha cercato le risorse».

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