Gioco
T+
CONTENUTO RISERVATO AGLI ABBONATI
Sei già registrato / abbonato? ACCEDI
Il Cavaliere e l’ossessione di piacere: tutte le donne attorno a Berlusconi
Mogli, amanti e la corte di ragazze del re Sole di Arcore. Il machismo come stile di vita e le tv che iniziarono ad “osare”
Un Narciso che si è specchiato sempre nel fiume della sua vita. Acque impetuose, sempre, perché la paura di Silvio Berlusconi era la calma piatta, l’apatia, la banalità. L’uomo voleva piacere sempre e comunque a tutti, soprattutto alle donne. Che ha sempre visto come puro oggetto del desiderio, come da educazione dell’immediato dopoguerra, quando l’Italia era machista e sessista solo perché era normale. Nei gesti, nelle parole, anche nelle gaffe emergeva prepotente la voglia di sedurre e di conquistare. Niente di più rassicurante allora, anche attraverso il peso del danaro, del potere, della posizione, di cercare di sottomettere anche le donne che lui, sotto sotto, rispettava e un po’ temeva. Tenendo come stella polare, da bravo Arcitaliano, soltanto l’amatissima madre, Rosa Bossi. Il resto, che siano state mogli, amanti, compagne, Olgettine o avventure di un weekend, sempre un passo indietro.
Un cono d’ombra proiettata da Re Sole Silvio, che ha inghiottito Carla dall’Oglio, prima passione e madre dei due delfini, Marina e Piersilvio. Che ha oscurato la bellezza prorompente anche di Miriam Bartolini, Veronica Lario per l’arte, che il Monarca di Arcore volle a tutti i costi e che costò la fine del primo matrimonio: altri tre figli e uno strappo ancora più doloroso, alla fine, perché lei non si accontentò di incassare la lauta prebenda mensile, ma prese carta e penna per raccontare al mondo la vita spericolata del coniuge. Un cono d’ombra che ha “pixellato” anche i volti di Francesca Pascale e Marta Fascina, che del Cavaliere potevano quasi essere nipoti ma che ne hanno assecondato i senili sussulti. E le colleghe di partito sempre dietro all’imperatore, sorridenti e discrete, appagate dal ruolo e dai conseguenti (tanti) benefici.
Io invecchio, insomma, e le scelgo sempre più giovani: chiara affermazione di potere, di sentirsi immortale, eterno Marchese del Grillo o Benjamin Button per cui la sabbia della clessidra scorre a ritroso. Con la pelle sempre più modellata dal botulino, i capelli ormai disegnati, il colorito paonazzo. Tanto non sarò mai vecchio, tanto le donne mi ameranno adesso come quando suonavo il pianoforte sulle navi da crociera, da ragazzo. Le donne sono state la sua delizia e la sua croce: non solo per gli alimenti imposti dai giudici, le liti e le pubbliche gogne, ma perché probabilmente l’uomo Berlusconi non ha mai avuto tempo e voglia di capirle. Quando si è trovato davanti a donne manager, capi di stato, personaggi politici di spessore ha sempre sofferto. E non ha trovato di meglio che pescare a piene mani al suo repertorio, figlio dell’avanspettacolo, di battute al limite, come i siparietti con la Merkel fino al pullman di compiacenti lavoratrici del sesso promesse ai giocatori del Monza nel caso in cui avessero battuto la Juventus.
Parole infelici, che in fondo hanno sempre nascosto una difficoltà di rapportarsi con le donne senza cedere al maschilismo da caserma. Anche la parabola del Berlusconi imprenditore televisivo va in questa direzione. Mediaset nasce nel 1980 e per l’Italia, abituata al monopolio un po’ paludato della tv di Stato, è come una ventata di aria frizzante. Informazione (panem), sport e spettacolo (circenses): la formula l’hanno inventata gli antichi Romani, ma l’uomo di Arcore ne ha fatto un business. Sovvertendo usi, costumi dell’Italia e spostandone in alto l’asticella del pudore: passammo dal tuca tuca della Carrà e dalle velatissime gambe delle Kessler, il massimo della trasgressione, a trasmissioni come Drive In, format voluto in prima persona da Silvio (che lo affidò ad autori come Antonio Ricci, Gino e Michele): non il massimo della raffinatezza, un cabarettone che mescolava gag surreali dei Greggio, D’Angelo, Beruschi a intermezzi in cui spiccava il modello di donna secondo Berlusconi: giovane, statuaria, (molto) poco vestita, non necessariamente portata a declamare a memoria le opere di Dostojevski. I modelli furono Tinì Cansino, Nadia Cassini, Lori del Santo.
E poi le veline. Leggerezza, disimpegno, la Milano da bere: e nella stanza dei bottoni lui, Berlusconi. Ossessionato dalla necessità di piacere a tutti e a tutte, di conquistare ogni donna pur non essendo scolpito da Fidia. E così si può leggere anche la parte più oscura, discutibile e in fondo patetica della parabola del Cav: le feste eleganti, il chiacchierato Bunga Bunga di Arcore, il via vai delle ragazzine attratte da soldi e potere, e lui che come Re Sole non negava niente a nessuna, bulimico cacciatore di emozioni e schiavo dell’immagine di Narciso riflesso nelle specchiere di Arcore. Un po’ patetico, indifeso davanti allo sciame di api sul miele. Illudendosi, anche quando la giovinezza fuggiva, di piacere a tutti. E soprattutto, a tutte.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=e294dcd)