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Ponte sullo Stretto, il progetto già vecchio

di Paolo Carletti
Ponte sullo Stretto, il progetto già vecchio

L’opera sullo Stretto ha superato di corsa tutti gli ostacoli burocratici. Costerà dieci miliardi, ma non si sa dove il governo prenderà i soldi

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Il costo stimato è di 10 miliardi, destinato ovviamente a lievitare come in Italia succede per tutte le opere pubbliche. Soldi che – a detta delle opposizioni – non si sa dove il governo e il ministro alle Infrastrutture, il leghista Matteo Salvini – andranno a prendere. Ma tant’è. Il progetto per il ponte che unirà Sicilia e Calabria sembra non conoscere le lentezze burocratiche italiane, e hanno attraversato anche le strette del Quirinale, malgrado più di una perplessità da parte del Presidente Mattarella. Le affermazioni di Salvini sembrano quasi tutte destinate alle opposizioni, citando in ballo «i 25 miliardi spesi per il Reddito di cittadinanza» e altre dei precedenti governi che – sempre secondo il ministro leghista – non hanno portato benefici all’Italia.

Una battaglia quella portata avanti dal centrodestra, che dura da qualche decennio, fin dagli inizi dei governi Berlusconi, primo sponsor dell’opera, i cui governi si dettero da fare per stilare un progetto, così come imprenditori di cui poco si sa, si affrettarono ad acquistare terreni sulle due sponde, per potervi realizzare le opere al servizio del ponte sullo Stretto. Imprenditori rimasti con un pugno di mosche in mano, e che ora il centrodestra vuole “risarcire”. Opacità è un termine riduttivo per analizzare cosa ruota intorno alla mastodontica impresa in un’area ad altissimo rischio sismico. Altro elemento che scatena gli ambientalisti, e solo in parte Pd e M5s (stranamente piuttosto silenti su quanto sta accadendo), è il mix che si verrà a creare tra nuovo codice sugli appalti e lavori del ponte. «Sarà una manna per la mafia» dicono, sentendosi rispondere solo che «la grande opera green è vitale per il Mezzogiorno e l’Italia intera».

Intanto comunque il decreto ha avuto il via libera: gli uffici hanno terminato gli ultimi approfondimenti, confermando il testo che era stato approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 16 marzo. Nell’annuncio trionfalistico del ministero delle Infrastrutture e Trasporti guidato da Salvini si tratta di «una scelta storica, che apre a una infrastruttura da record mondiale e con forte connotazione green: il ponte permetterà una drastica riduzione dell’inquinamento da Co2 e un calo sensibile degli scarichi in mare». Non solo, secondo Salvini, che ha imparato bene dagli annunci di Berlusconi, in 5 anni il ponte darà 100mila posti di lavoro. Secondo il leader del Carroccio sono previsti interventi per ammodernare le ferrovie in Calabria e in Sicilia con le tratte ad alta velocità/alta capacità».

Il progetto prevede «lo schema del ponte sospeso. Il progetto tecnico attualmente disponibile ha una lunghezza della campata centrale tra i 3.200 e i 3.300 metri, a fronte di 3.666 metri di lunghezza complessiva comprensiva delle campate laterali, 60,4 metri larghezza dell’impalcato, 399 metri di altezza delle torri, 2 coppie di cavi per il sistema di sospensione, 5.320 metri di lunghezza complessiva dei cavi, 1,26 metri come diametro dei cavi di sospensione, 44.323 fili d’acciaio per ogni cavo di sospensione, 65 metri di altezza di canale navigabile centrale per il transito di grandi navi, con volume dei blocchi d’ancoraggio pari a 533mila metri cubi». Poi, 6 corsie stradali e 2 binari ferroviari, per una capacità dell’infrastruttura pari a 6mila veicoli/ora e 200 treni/giorno. Secondo il governo Il ponte è stato progettato con una resistenza al sisma pari a 7,1 magnitudo della scala Richter, e stabilità con un impalcato aerodinamico di “terza generazione” stabile fino a velocità del vento di 270 km/h». Sorge un dubbio: non sarà per caso il progetto degli anni ’90?

Bonelli, leader dei Verdi, dopo la manifestazione dell’altro ieri a Messina, invierà un esposto alla Corte dei Conti, mentre la maggioranza sta correndo come se il ponte fosse la priorità tra i problemi del Paese.

Il Pd, per bocca del capogruppo in Commissione Trasporti e segretario in Sicilia Anthony Barbagallo è tranchant: «Stiamo esaminando un’opera progettata negli anni ’90». Progetto superato insomma, e conclude Barbagallo «non si capisce questa accelerazione esautorando il Parlamento». Bonelli aggiunge: «Una corsa davvero incomprensibile, quando questo governo è in panne persino con i finanziamenti del Pnrr, oltre alle tante emergenze dei cittadini».


 

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