Le mani di Maria tessono l'arazzo per il Palio
Classe 1940, per anni arazziera del Quirinale, nella sua bottega di Castel del Piano prepara il drappo delle meraviglie
CASTEL DEL PIANO. Il palio di Castel del Piano sarà un arazzo. Altezza due metri, larghezza ottanta centimetri, sei mesi di lavoro, più altri due mesi per cucire e foderare il drappo. Mille e quaranta fili, presi ad uno ad uno per segnare il disegno, valore dell’opera (se dovesse essere un arazzo da mettere in vendita) 30.000 euro.
Un lavoro certosino, tessuto venticinque centimetri alla volta, col rischio di dover disfare tutto, se solo si commette un errore. La firma è quella di Maria Gangemi, maestra arazziera della presidenza della Repubblica al Quirinale, di radici castelpianesi.
«Quando mi hanno proposto di fare il palio 2016 – racconta la maestra – lì per lì non sapevo che dire, tanta era l’emozione di poter tracciare sull’ordito il mio legame con Castel del Piano e i miei ricordi dell'infanzia che sono radicati nel paese. I miei genitori, Elvira e Leonardo, quando avevo quattro anni mi affidarono, in tempo di guerra, a zia Assunta che abitava agli Ortacci, nel vecchio centro storico, e restai con loro fino a tredici anni. Un’infanzia e un’adolescenza bellissime, legate ai posti e alle case del paese vecchio: la torre dell’orologio che scandiva la giornata (noi non possedevamo orologi), il profilo della montagna che ci sfamava con le castagne che zuppavo nel latte della mattina. Ma rammento anche il colore dorato della sabbia delle corse dei cavalli, quando ancora non c’erano le contrade ed eravamo giovani. E poi la Madonna delle Grazie e quella di chiesa piccina a cui mi affidavo. Castel del Piano è nella mia memoria e questo ricordo e questo affetto l’ho voluto trasferire nel palio dedicato alla Madonna. Spero di esserci riuscita. Di certo non mancheranno le critiche, ma questo sta nel conto».
Maria Gangemi figlia di madre castelpianese e padre siciliano, è nata a Roma il 13 agosto 1940 e dopo il bombardamento di Roma, venne come sfollata nel paese amiatino. A Roma ci tornò per studiare all’istituto d’arte Galileo Galilei e si diplomò come maestra arazziera. Ha lavorato prima per nove anni nel famoso studio di restauro arazzi Eroli in via del Babuino a Roma e poi entrò a far parte dello staff dei restauratori di arazzi della Presidenza della Repubblica.
Maria, dopo la pensione, ha deciso di fare il grande salto e da restauratrice è diventata, dieci anni fa, arazziera a tutti gli effetti. Mostra le sue opere, veri gioielli d’arte, e spiega con entusiasmo il suo lavoro al telaio dove sta, curva per tutto il giorno, lavorando con i fili sottili di lana colorata che ha disposto in un armadietto nel suo studio. Nella sua bottega compaiono anche tutti i macchinari e gli oggetti utili al suo lavoro, in una grande stanza a piano terra proprio sotto la porta dell’orologio del centro storico di Castel del Piano.
«Qui – dice – vengo solo per le vacanze, ma vacanze che durano da maggio a ottobre. Con mio marito e a turno con i figli e i nipoti. Le mie vacanze le passo seduta sette-otto ore al telaio. Un lavoro che si quantifica con difficoltà e su cui non ho guadagno. Gli arazzi li faccio per me. E chi mai li comprerebbe a prezzi così elevati?».
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Maria spiega. che il palio di Castel del Piano ha un valore attorno ai 30.000 euro: «Otto mesi di attività, perché prima si deve preparare il cartone, poi fare il lucido con la china e poi riportare il lucido sull’ordito. Per fare questo devo prendere i fili ad uno ad uno e solo a questo punto il lavoro può essere iniziato. Colori e fili, sfumature, rispetto delle regole che impone il regolamento comunale. Fatica? Sì, ma anche soddisfazione e commozione. Perché in questo palio ho racchiuso la parte più giovane della mia vita, gli affetti familiari, la passione per questa montagna».
La maestra Maria è contradaiola del Poggio: «Ma nel palio – dice – ho sintetizzato il mio sentimento di affetto per tutto il paese, non per una sola contrada. Spero che sia palpabile, questa emozione».
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