Il Tirreno

Grosseto

Viaggio nell’Erasmus con quelli di Zero

Giulia Sili
I "protagonisti" di Erasmus 24-7 di Niccolò Falsetti
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I "protagonisti" di Erasmus 24-7 di Niccolò Falsetti

Il filmaker grossetano Niccolò Falsetti e il suo gruppo realizzano un originale documentario sul progetto europeo

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GROSSETO. Erasmus, il programma di mobilità studentesca della Comunità europea, ha il suo primo documentario. Lo ha girato il grossetano Niccolò Falsetti con Stefano De Marco e Alessandro Grespan, alias gruppo Zero. «Con Erasmus 24_7 abbiamo voluto raccontare l’esperienza sociale dei ragazzi all’estero – spiega Niccolò – non l’aspetto accademico. Il documentario racconta 24 ore passate in 7 città da 7 studenti diversi, tra i 19 e i 30 anni, accomunati dall’esperienza del viaggio. Le loro certezze sono messe in discussione e si trovano soli a dover creare rapporti nuovi in città sconosciute. Ed è proprio qui che traspare un’identità sovranazionale. Questa è la vera ricchezza del viaggio: arrivare a scoprire aspetti di sé che non sarebbero mai emersi restando a casa».

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Un film che non guarda a frontiere e divisioni ma che piuttosto mette in luce ciò che accomuna i giovani in Europa. «Girando abbiamo riscontrato un’ordinarietà straordinaria», continua Niccolò. «Quello che inizialmente ci sembrava un problema, e cioè paragonare la vita di 7 persone di nazionalità differenti in 24 ore di una giornata, alla fine si è dimostrato inconsistente perché abbiamo verificato che non c’è differenza tra un ragazzo e l’altro nello stile di vita. Siamo riusciti a mettere in luce l’omologazione che segna l’Europa».

La gestazione di Erasmus 24_7 è stata lunga. Il progetto è nato infatti nel 2012, è stato girato nel 2013 e montato nel 2014, ma solo lo scorso 3 febbraio è stato pubblicato online (www.erasmus247.com). «Abbiamo iniziato tutto con un crowdfunding in rete», spiega Niccolò. «Ci trovavamo a Berlino e abbiamo pensato che sarebbe stato interessante raccontare il mondo dello studente all’estero. Per girare avevamo bisogno di raccogliere cinquemila euro, pensavamo di riuscire a fare tutto da soli con quei pochi soldi. Poi fortunatamente sono arrivati in nostro soccorso Benjamin Maier e Lorenzo Schirru che si sono proposti di lavorare con noi pagando i viaggi: è stato il loro modo di finanziare il progetto. Insieme siamo partiti per Roma, Berlino, Bordeaux, Istanbul, Praga, Valencia e Lisbona, riprendendo la vita quotidiana degli Erasmus e cercando persone anche molto diverse tra loro».

Le storie sono quelle di Celine, studentessa alla Sapienza di Roma, Julian, ingegnere a Valencia, Deniz a Bordeaux, Rita a Berlino, Zsofia a Lisbona, Daniel a Praga e Roy a Istanbul: tutti ragazzi inizialmente spaventati dall’esperienza e dalle barriere linguistiche. Ma ciò che emerge in fondo è un’altra verità: «Tutti superano gli ostacoli stando uniti. La bellezza che abbiamo scoperto è proprio nella straordinaria apertura che i ragazzi conquistano gradualmente, andando a creare rappo. rti solidi con i propri coetanei in pieno spirito di collaborazione».

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