Il Tirreno

Grosseto

Strimpellate anarchiche e canti maremmani: la tradizione in coro

Paolo Nardini
Strimpellate anarchiche e canti maremmani: la tradizione in coro

Doppio concerto al Circolo Arci Khorakhanè per un viaggio tra liriche e ballate con il Laboratorio di musica popolare

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GROSSETO. I cuori folk battono stasera, venerdì 29 gennaio, al Circolo Arci Khorakhanè. Protagonisti del Laboratorio di musica popolare sono Giordano Spinicci che, insieme a Erio Govi e Leonardo Bucci, rievocherà i canti della migliore tradizione musicale maremmana e alcune liriche di Mauro Chechi, e Silvano Albertini con le sue “strimpellate anarchiche”. Come già sperimentato nel corso del Laboratorio del mese scorso, la serata si svolge in due tempi: fra le 19 e le 20.30 presentazione dei musicisti e approfondimento sui generi e le forme della musica popolare; fra le 20.30 e le 21.30 interruzione per la cena (chi vorrà potrà approfittare per cenare insieme ai performers al Circolo Arci Khorakhanè, a prezzi popolari) e dalle 21.30 ancora musica con Giordano Spinicci e Silvano Albertini. Quello dei Laboratori è un discorso a conclusioni aperte, dove non si giunge, di volta in volta, a un punto di arrivo finale, ma dove ogni volta si aggiunge qualcosa alla propria conoscenza della musica popolare, al punto di arrivo della volta precedente.

Silvano Albertini è originario del Bagnolo di Santa Fiora. Trascorsa l’infanzia con il padre artigiano e con il nonno “contadino e filosofo”, va a studiare a Firenze, dove si laurea alla facoltà di Magistero con una tesi su Davide Lazzaretti. L’ambiente anticomformista fiorentino contribuisce alla formazione della sua personalità poliedrica: insegna letteratura nelle scuole, lavora per un con una casa farmaceutica, avvia un’attività artistica di pittura sul vetro. Tuttavia ciò non esaurisce la sua vena artistica: Albertini inizia a dipingere su vari supporti, con tecnica mista. Nello stesso tempo gestisce a Santa Fiora un’osteria sotto forma di associazione culturale dove intrattiene gli amici con il suono della sua chitarra e i canti “da osteria”. Ora scrive canzoni originali e propone, nei suoi spettacoli, prevalentemente nei locali di alcuni quartieri fiorentini con un gruppo di musicisti Rom, le proprie composizioni e i canti della tradizione anarchica.

Giordano Spinicci, originario di Massa Marittima, residente a Monterotondo Marittimo, dopo la professione come tecnico all’Enel, si dedica alla musica popolare svolgendo spettacoli prevalentemente nelle Colline Metallifere e nelle zone limitrofe delle province di Livorno e Pisa. Appassionato di musica, suona la chitarra fin da ragazzo, ma la sua vita artistica ha una svolta nel 1986, quando incontra Mauro Chechi. È da questo momento che Spinicci realizza l’idea del canto, assumendo un ruolo di veicolo della memoria: raccoglie canti, storie, ballate che hanno un tema legato al territorio, e le propone nei suoi spettacoli.

Il secondo evento fra quelli previsti dal Festival della musica popolare si è realizzato con il Laboratorio tenuto allo Spazio 72 il 17 dicembre.

L’incontro con Bube e i suoi Mazzacani della Soffitta, e con il coro Sedicidagosto, due formazioni musicali di Roccatederighi, lo scorso 17 dicembre, ha messo in evidenza due modi di fare la musica popolare: quella più legata alle forme tradizionali del coro polifonico e quella del tutto innovativa in versione rock. Le due formazioni musicali provenienti Roccatederighi appaiono completamente differenti fra di loro, ma allo stesso tempo perfettamente in sintonia e in rapporto di continuità.

Il Sedicidagosto è un coro virile che si caratterizza per le sue specificità: il canto a cappella, un repertorio di canti anarchici e di protesta sociale, un modo di esibirsi che riproduce il canto da osteria. Infatti, i sette elementi che lo compongono, si esibiscono seduti a un tavolino, con i bicchieri e un fiasco di vino.

Il canto da osteria non è necessariamente un canto da ubriachi, ma di persone consapevoli che la condivisione, insieme al canto, anche di una mensa e del vino, contribuisce alla coesione del gruppo e favorisce la comunicazione. Il Sedicidagosto è un coro di veterani del canto a cappella, con un repertorio legato ai temi del canto anarchico e di protesta sociale. Non è un caso che a Roccatederighi si abbia ancora un ricordo vivo degli ultimi anarchici del secolo passato. La loro modalità di canto è quella di un andamento lento, un'espressione collettiva a più voci, dove a ogni brano si associano una prima voce, un controcanto e un coro.

La seconda formazione musicale presente allo Spazio 72 era quella di Bube, al secolo Claudio Iannuzzi, con i suoi Mazzacani della soffitta, un gruppo rock che porta sul palco due chitarre elettriche, un basso e la batteria. Bube, figlio d’arte (il padre era batterista), appassionato della musica di Vasco Rossi, suona da quando era bambino, prima la batteria, poi la tastiera, infine la chitarra elettrica, passando per l’esperienza del conservatorio, dove studiava chitarra classica, senza però completare il corso. Scrive le sue canzoni e ne compone la musica.

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