Gioco
Lamioni: «Voglio portare il Grifone in Lega Pro, ma poi mi sentirò libero»
E ancora: per adesso voglio disintossicarmi
GROSSETO. Inutile dire che più che la vittoria del Grifone sul Ghiviborgo, a far rumore in città sono state le parole del direttore generale, Filippo Vetrini, nel dopo gara di domenica scorsa.
Parole inattese che inevitabilmente generano timore nella tifoseria biancorossa per quanto riguarda il futuro dell’Unione Sportiva Grosseto. Parole che vanno in netto contrasto con i festeggiamenti annunciati per il primo anno della proprietà di Gianni Lamioni.
Così, è lo stesso patron, il giorno dopo, a rispondere in maniera chiara, sebbene non voglia in principio rilasciare dichiarazioni. «Per adesso preferisco prendere le distanze – spiega Lamioni – Voglio disintossicarmi perché la città di Grosseto è un ambiente distruttivo. Tanto più nei confronti di un imprenditore che ha già messo più di un milione di euro nel Grosseto che paga gli stipendi con puntualità svizzera e non solo nella squadra di calcio ma in tutte le mie attività. A fronte di questo, sentire dire che non pagherei gli stipendi francamente fa male. Col silenzio dei tifosi veri, tutti zitti. Questa città mi fa schifo. La conoscevo, ma questo lato così cattivo mi mancava».
E ancora, Lamioni è un fiume in piena: «Una città che ha mandato via la scuola di robotica; condivido la lettera di Giulianotti. Ripeto, una città che non tollera il successo degli imprenditori grossetani. Se fossi stato di Bergamo, è capace che mi osannavano. Perché l’invidia è superiore a tutto. Siccome io vinco da venticinque anni, per queste persone che io sia un vincente anche nel calcio si vede che diventa troppo. I tifosi veri che ringrazio sempre, però sono a conoscenza di queste cose; ce ne fosse stato uno che avesse fatto uno striscione o un comunicato. Tutti zitti invece. Per cui ora io prendo un po’ le distanze e farò le mie riflessioni».
E dopo? «Di sicuro, farò di tutto per portare il Grosseto in Lega Pro, ma poi mi sentirò libero, perché sentire certe voci fa veramente male. Io voglio bene alla mia città e voglio bene al Grosseto, ma di essere trattato così non mi sta bene. Non so neanche se verrò per la partita con la Pianese, perché ho bisogno di disintossicarmi, sennò ci sto troppo male e di riflesso anche mio figlio e la mia famiglia. Il Grosseto oggi è un gioiellino dal punto di vista economico e fiscale. Abbiamo sanato tutto, pagato regolarmente tutti: e poi devo sentire certe cose? Sto pensando anche di spostare la sede dell’azienda a Roma, proprio adesso che avevamo cominciato i lavori per quella nuova che sarebbe stata bellissima. Tutto questo, senza un grazie, senza riconoscenza. A tutto c’è un limite».
Parole indubbiamente forti che non mancheranno di scatenare reazioni e che arrivano giuste giuste dopo praticamente un anno di proprietà di una società salvata dal gruppo Lamioni dal fallimento prima e dalla retrocessione poi.
Oggi, ed è sotto gli occhi di tutti, il Grosseto di Gianni Lamioni è più che mai in corsa per la promozione in Lega Pro. E dire che sino a poco tempo fa si parlava di progetti ambiziosi tra i quali la volontà di costruire un nuovo stadio. Ma che le invidie abbiano sempre avuto dimora in una città comunque sempre piccola come il capoluogo maremmano, è storia vecchia e nel tempo ha riguardato anche altri presidenti e persino altri sport grossetani.
In ogni caso, fino a domenica scorsa nessuno immaginava neppure lontanamente la possibilità di una cessione del Grifone al termine di questo campionato. Di sicuro, i tifosi veri ieri hanno già cominciato a farsi sentire soprattutto sui social, manifestando profonda stima nei confronti di questa proprietà, invitando Lamioni tutti insieme, a non mollare per questi motivi.
Così come è facile immaginare nelle prossime ore una presa di posizione forte al fianco della società, non solo da parte degli sportivi biancorossi.
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