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Follonica, quando i big si allenavano nel golfo: «Vi racconto il gol fatto al Milan»

di Maurizio Ceccarelli
Follonica, quando i big si allenavano nel golfo: «Vi racconto il gol fatto al Milan»

Quarant’anni fa la rete di Cesare Riccobono in un’amichevole a Follonica

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FOLLONICA. Ci sono storie uniche legate al calcio, esperienze straordinarie che si realizzano in una vita, e altre, che si esauriscono in soli novanta minuti. La storia riguarda un fatto accaduto quaranta anni fa, nel 1983, in una partita amichevole tra il Follonica e il Milan. Una sfida priva di spunti tecnici rilevanti: troppa la differenza fra le due formazioni. Nella squadra di casa giocava Cesare Riccobono, un giovanotto dal fisico imponente poco più che ventenne, che riuscì nell’impresa di “bucare” la porta rossonera. Fare gol al diavolo, seppur in amichevole era merce assai rara. In quegli anni il Milan, quando il calendario lo vedeva impegnato nella capitale (contro Lazio e Roma), era solito effettuare dei mini ritiri presso la fattoria denominata “Valmora” di proprietà dell’allora presidente Giuseppe Farina, a metà strada tra Follonica e Massa Marittima. La partita si disputò allo stadio Aldo Nicoletti e finì 3-1 per il Milan, sconfitta più che dignitosa per il Follonica. Il gol per la formazione del golfo fu realizzato come detto da Cesare Riccobono, che superò con un gran colpo di testa l’estremo difensore rossonero Ottorino Piotti.

«Era una bellissima giornata di sole – racconta Riccobono – mi recai a lavorare con mio padre come ogni mattina. Quel giorno però c’era un’aria strana, non riuscivo a concentrarmi, il mio pensiero era su quel rettangolo verde e su quello che sarebbe successo da li a poche ore». Il Milan era appena tornato in serie A dopo la seconda retrocessione della sua storia, al timone c’era Ilario Castagner, arrivato alla corte di Farina dopo il miracolo Perugia e l’esperienza alla Lazio e aveva in rosa grandi giocatori come: Franco Baresi, Mauro Tassotti, Oscar Damiani, Alberigo Evani e i nuovi acquisti Luciano Spinosi, il belga Eric Gerets e la grande speranza Luther Blisset. Insomma una formazione che si ripresentava sul grande palcoscenico della serie A con rinnovate ambizioni.

«Al nostro arrivo allo stadio c’era già tantissima gente- continua – credo che al fischio d’inizio ci fossero più di quattromila persone, un’atmosfera fantastica. Entrammo in campo per il riscaldamento, si fa per dire, perché in realtà nessuno di noi fece gli esercizi a dovere, eravamo tutti impegnati a guardare i giocatori del Milan. Io giocavo da mezza punta e agivo nella zona di competenza di Mauro Tassotti». La partita rappresentava poco più che un allenamento per la formazione di Castagner che decise di impiegare il secondo portiere Nuciari a difesa della porta bianco-azzurra.

«Andammo sotto per 2-0 – ricorda ancora Riccobono – Balzini recuperò un pallone a centrocampo e dalla destra fece partire un bel cross sul quale presi mezzo metro a Tassotti, strinsi verso il centro area e saltai fra Baresi e lo stesso Tassotti. Baresi non prese il pallone che arrivo verso di me: incornata a tutta forza e palla alla destra di Piotti. Non esultai, ma ero felicissimo, feci solo un cenno con il braccio, anche in segno di rispetto verso la squadra che stavo affrontando. Ricordo che Castagner era imbufalito verso i suoi difensori».
A fine partita Cesare Riccobono non è riuscito ad avere la maglia del Milan, non era previsto il classico scambio di casacche vista la differenza di categoria tra le due squadre. «Evani venne a congratularsi per la nostra prestazione, erano grandi giocatori, ma anche persone molto disponibili. Franco Baresi era quello più schivo, ma credo più per una questione caratteriale che altro. Cosa rimane? Mi ricordo ogni minimo dettaglio di quella fantastica giornata – conclude – mi capita spesso di ripensarci. Segnare al Milan ti può accadere una volta nella vita... forse». 

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