Il dolore
Niccolò lascia il calcio e diventa arbitro sulle orme del padre
Passaggio di testimone in casa Lamioni
GROSSETO. Lo scettro passa di padre in figlio. O per meglio dire, il fischietto. Qualche settimana fa il giovanissimo Niccolò Lamioni ha arbitrato la sua prima partita. Un cognome molto conosciuto nel mondo del calcio grossetano: suo babbo, Marco, è stato un arbitro provinciale e regionale per quasi 30 anni, dal 1989 al 2016. E nonostante abbia appeso gli scarpini al chiodo, non ha abbandonato questo mondo: adesso è vicepresidente provinciale dell’Aia, l’Associazione italiana arbitri. Il quindicenne grossetano era un calciatore fino allo scorso anno. Giocava come attaccante nel Paganico. Riuscire a conciliare studio e sport era però diventato troppo difficile, e così aveva deciso di lasciare il mondo del pallone. Sono passati alcuni mesi, e Niccolò non aveva ancora ripreso a fare alcun tipo di sport. Poi, quasi per caso, la svolta. «Qualche mese fa – racconta babbo Marco – io e altri delegati dell’Aia stavamo andando in giro per le società calcistiche per far sapere ai giovani calciatori che c’era la possibilità di iscriversi al corso per diventare arbitri. L’ho proposto anche a Niccolò, giusto per provare». Dopo un breve tentennamento iniziale, il giovane Lamioni ha accettato. «In quel momento non stavo facendo nulla – racconta Niccolò – e ho scelto di provare. Ho colto l’opportunità». Una nuova esperienza che però ha un po’ il sapore di casa. Il classe 2007, infatti, è cresciuto vicino al mondo dell’arbitraggio, anche se attraverso gli occhi del padre prima, e poi da calciatore. Non è stato l’unica “new entry” nella sezione Aia grossetana nell’ultimo periodo. A novembre infatti sono stati tesserati sette ragazzi, tutti minorenni: oltra a Lamioni, Gabriele Vagheggini, Alessandro Niccolò Marras, Leonardo Caporali, Leonardo Nati, Riccardo Scavuzzo e Christian Schiano. «In questi anni – spiega Lamioni “senior” – c’è stato un abbassamento dell’età media in cui i giovani si iscrivono al corso per diventare arbitri. Merito anche del doppio tesseramento, che permette ai giovani dai 15 i 18 anni di diventare arbitro, senza però dover abbandonare per forza la carriera da calciatore». Così, hanno modo di capire qual è la strada che preferiscono percorrere. Qualche settimana fa Niccolò è sceso in campo per la prima volta. Ha arbitrato ragazzi che hanno appena un anno in meno di lui, sotto gli occhi attenti di Marco che, per l’occasione, ha vestito i soli panni di babbo.
«Sono un po’ emozionato, ma tranquillo. Se dovessi sbagliare qualcosa, aggiusterò il tiro», aveva detto il quindicenne prima di scendere in campo per la prima volta con i cartellini nel taschino. Il debutto comunque è andato bene. E chissà, forse un giorno anche lui potrà vantare più di 750 partite arbitrate alle spalle, così come suo babbo.
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