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Il personaggio

“Ruspa” Pratesi, la Viola e Baggio: «I miei sogni diventati realtà»

Al centro Pratesi nelle vesti di allenatore dei Giovanissimi regionali dell’Albinia
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Al centro Pratesi nelle vesti di allenatore dei Giovanissimi regionali dell’Albinia

Giocatore e adesso allenatore, porta con sé un grande bagaglio di ricordi. Le giovanili, l’infortunio, la carriera con il Grifone e da mister in provincia

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GROSSETO. Parafrasando una celebre canzone di Gianni Morandi si potrebbe iniziare l’articolo scrivendo che c’era un ragazzo che amava la Fiorentina e Roberto Baggio. Quel ragazzo era Tiberio Pratesi, il sogno lo ha coltivato durante l’adolescenza arrivando a sfiorarlo e anche a toccarlo con mano.

Gli inizi

Ma andiamo per ordine, il sogno di Tiberio iniziò nel settore giovanile del Pontassieve dove era uno dei più promettenti, durante i provini con le squadre di serie A si metteva sempre in mostra e la Fiorentina lo ingaggiò. Per lui, tifoso viola, fu una grande gioia, iniziò con i giovanissimi e fece l’intera la trafila fino alla Primavera, tutto andava per il meglio fino a quando un grave infortunio, ovvero la rottura dei legamenti del ginocchio, interruppe il sogno proprio mentre si stava preparando per andare a disputare il torneo internazionale giovanile di Viareggio, tradizionale trampolino di lancio verso le alte sfere calcistiche.

Con Baggio in ospedale

Divenne indispensabile un intervento chirurgico e la Fiorentina mandò Tiberio ad operarsi in Francia, per l’esattezza a Saint Etienne dove c’era un luminare, il chirurgo Gilles Bousquet che i giornali dell’epoca definivano il fuoriclasse del bisturi. Sapete chi trovò Tiberio Pratesi nella clinica transalpina? Beh, non ci crederete ma trovò il suo idolo Roberto Baggio che era appena approdato alla Fiorentina dal Vicenza ed era alle prese con un grave infortunio, per cui la società viola mandò a Saint Etienne anche colui che poi sarebbe diventato il divin codino. Fra Tiberio Pratesi e Roberto Baggio nacque una bella amicizia che Pratesi ricorda con piacere: «Siamo coetanei, entrambi siamo nati nel 1967, io il 2 giugno e Roby il 18 febbraio ed eravamo alle prese con lo stesso problema. Abbiamo parlato molto, ci siamo confortati reciprocamente, io ho dormito a casa sua e lui ha dormito a casa mia, Baggio non era ancora molto famoso ma era già una stella nascente».

Quando Pratesi recuperò dall’infortunio la Fiorentina lo mandò a giocare in Interregionale, prima nella Cerretese e poi a Bibbiena, quindi il passaggio al Grosseto dove lo volle il mitico ds Romano Sebastiani. «Ricordo con piacere quel momento – dice Tiberio Pratesi – e non posso non sorridere ricordando che Romano Sebastiani andò anche nei bar di Bibbiena a chiedere che tipo di giocatore ero e soprattutto si informava se avevo il cambio di passo». Evidentemente Tiberio si era guadagnato la stima e la fiducia degli avventori dei bar di Bibbiena e così Sebastiani lo ingaggiò per il Grifone che era allenato da Arrigo Dolso. Pratesi faceva parte di un piccolo plotone di giocatori individuati da Romano Sebastiani che rimasero in prova alcuni giorni a disposizione di Arrigo Dolso. Tiberio rammenta alcuni aneddoti: «Mi fece molto piacere ascoltare Dolso che riferendosi al sottoscritto diceva a Sebastiani di non lasciarsi sfuggire quel ragazzo. Non ero mai stato in precedenza a Grosseto e fu un’esperienza fantastica e stimolante perché per la prima volta facevo la vita del professionista, mi fece da chioccia Giacomo Russo che mi accolse molto bene nello spogliatoio e infatti siamo rimasti ottimi amici».

Il soprannome

Fu in quel periodo che il giornalista del Tirreno Paolo Francalanci coniò l’appellativo di Ruspa per Tiberio Pratesi: «Mi piaceva tale definizione, era il segno inequivocabile del mio temperamento e della mia determinazione. Francalanci iniziò a scriverlo sul Tirreno e da allora sono sempre stato Tibe Ruspa». L’anno successivo sulla panchina del Grosseto al posto di Arrigo Dolso arrivò Graziano Landoni e nella stagione seguente fu proprio un amico di Landoni che portò Tiberio Pratesi e Francesco Bindi a giocare nel Bolzano. Un anno in Alto Adige e poi il ritorno in Toscana nella Terranuovese, nel frattempo però la Maremma era entrata nel cuore di Tiberio e Franco Cameli che lo aveva conosciuto ai tempi del Grosseto lo volle con se all’Argentario.

Con il club di Porto Santo Stefano iniziò un’altra tappa lunga e significativa nella carriera di Tiberio Pratesi, dopo Franco Cameli si avvicendarono in panchina Francesco Carpenetti, Sergio Wongher e poi Roberto Gallastroni, il presidente era Manlio Perrotta e l’Argentario raggiunse il campionato di Eccellenza, l’apice nella storia calcistica della società biancoazzurra. «L’Argentario ce l’ho nel cuore, – dice Pratesi – arrivare in Eccellenza fu uno straordinario traguardo e poi devo ringraziare l’Argentario per avermi avviato alla carriera di allenatore».

Doppio ruolo

Dopo una fase nel doppio ruolo di allenatore giocatore Pratesi ha iniziato a dedicarsi esclusivamente a fare l’allenatore maturando esperienze in diverse squadre tra cui San Donato, Montiano, Braccagni e Aurora Pitigliano: «In ogni club è stata un’esperienza esaltante, a Pitigliano ho riscontrato un interesse, un’attenzione e anche una pressione che mi ha ricordato molto l’ambiente dell’Argentario. A Braccagni conservo il ricordo del compianto Ivano Sonnini che ci ha lasciato poco tempo fa, era una persona stupenda e un dirigente immenso. Ho sempre in mente un episodio accaduto in una partita molto importante, a pochi minuti dalla fine Gabriele Sonnini sbagliò un rigore e la vittoria sembrava svanire ma proprio all’ultimo istante Gabriele segnò di testa e ci regalò la vittoria, ciò che avvenne in quel frangente lo conservo nel cuore. Colgo l’occasione per mandare un forte abbraccio al grandissimo e fortissimo Gabriele Sonnini per la perdita del babbo Ivano, persona stupenda». Oltre alle prime squadre Tiberio Pratesi ha allenato in più occasioni formazioni giovanili, tutt’ora è impegnato nel settore giovanile del Roselle con il vice Simone Pizzinelli, suo ex giocatore nell’Aurora Pitigliano. Questa è la storia di Tiberio Pratesi, il ragazzo che amava la Fiorentina e Roberto Baggio e che adesso che è un uomo maturo conserva sempre sogni nel cassetto: «Mi trovo molto bene ad allenare i ragazzi però devo dire che mi manca quel clima dello spogliatoio pieno di adrenalina tipico delle prime squadre. Non ho l’ossessione di dover allenare però mi piace allenare e quindi se capita l’occasione mi piacerebbe entrare a far parte di un nuovo sogno».

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