Sicurezza
Quei 14 giorni nell’Atlantico
Mauro Merlini nel 2006 è stato il primo follonichese a partecipare a una regata oceanica. «Un’esperienza pazzesca che consiglio ai giovani. Lo rifarei, ma senza competizione»
FOLLONICA. È stato il primo follonichese ad aver partecipato a una regata oceanica, l’Arc (Atlantic race for cruiser) nel 2006. Mauro Merlini, nato e cresciuto nel golfo quando decise di partecipare alla gara era direttore di un cantiere navale, oggi si occupa di consulenze per la costruzione di imbarcazioni. La sua grande passione per il mare lo ha portato molti anni fa a mettersi in gioco e ad accettare la sfida all’Atlantico a bordo del tredici metri “Mormora” con altri cinque membri dell’equipaggio.
«Un’avventura entusiasmante – racconta – siamo partiti da Gran Canaria e arrivati a Santa Lucia nei Caraibi dopo aver percorso 2800 miglia. Un’impresa impegnativa viste le oggettive difficoltà ad affrontare l’oceano. Il soccorso degli “elicotteri oceanici” era garantito solo nelle prime e nelle ultime 500 miglia del percorso, nelle rimanenti 1800 eravamo soli, qualsiasi cosa fosse accaduta in quel tratto di mare ci avrebbe messo a dura prova, non potevamo contare su nessun tipo di aiuto, dovevamo cavarcela da soli». Una regata di questo tipo necessita di una preparazione accurata, da quella fisica a quella organizzativa. «Prima di partire ti devi accertare che tutto sia al posto giusto perché in caso di necessità devi essere in grado di poter intervenire. Fondamentale è l’alimentazione a bordo, il cibo deve essere molto digeribile ma allo stesso tempo nutriente: riso, ceci, cavolo verza al posto dell’insalata, molta frutta e da bere solo acqua». Quattordici giorni di regata senza sosta, giorno e notte a gareggiare tirando sempre al massimo, cercando sempre il vento più forte. Un impegno massacrante per il capogruppo Mauro Merlini e gli altri cinque compagni d’avventura. «I turni erano di quattro ore con tre persone operative e tre a riposo, si dormiva poco e legati perché la barca andando molto veloce oscillava in maniera importante. Abbiamo vissuto giorni molto difficili con tempeste di vento pazzesche e un’intensità costante di trentatré nodi ma con punte di oltre quaranta. Abbiamo affrontato onde alte come colline, dove l'albero della barca spariva completamente, ma non ho mai avuto paura. Forte preoccupazione sì, ma niente panico, non te lo puoi permettere, non sei solo, hai la responsabilità di altre persone e occorre massima concentrazione e consapevolezza. Il nostro scafo viaggiava a sei nodi ma durante la regata ne raggiungeva anche diciotto».
Non solo mare e vento ma anche incontri molto particolari con alcune specie di pesci come gli Exocoetidae, noti come pesci volanti: «Abbiamo incontrato stormi di pesci volanti formati da più di duecento esemplari, che passavano a pochi centimetri dalle nostre teste, con il rischio di essere colpiti, ma a parte questo lo spettacolo che si mostrava ai nostri occhi era stupefacente».
Per la gara, ottimo il comportamento di “ Mormora” e del suo equipaggio che hanno portato a casa un grande risultato sportivo. «Siamo arrivati sesti su 364 imbarcazioni –dice orgoglioso Merlini – un piazzamento di tutto rispetto che ci ha ripagato dei tanti sacrifici fatti negli anni. E stata un’avventura incredibile, bellissima, la forza della natura mi ha fatto capire quanto piccolo sia l’essere umano di fronte a tanta potenza. Quando ti trovi in mezzo all’oceano, in questo spazio interminabile vivi delle sensazioni davvero difficili da descrivere, questa è l’immagine che porterò sempre con me. Un’esperienza che consiglio ai giovani che hanno questa passione, è un qualcosa che ti arricchisce sotto tutti i punti di vista, una regata oceanica non è uno scherzo, ma è bellissima ed emozionante, un’avventura che vale la pena vivere. Farne un'altra? Credo proprio di no, sono passati sedici anni dall’ultima, non ho più ne il fisico ne l’età. Ma se ci sarà la possibilità di attraversare ancora l’oceano, senza competizione, lo farò molto volentieri». l
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