Sicurezza
Il calcio in Maremma? Con Alexandra e le altre sarà un gioco da ragazze
Guidata da una mamma di origini rumene, una pattuglia di donne appassionate sta rovesciando tutti i tabù. E sogna di costruire una “Us Grosseto Wo
GROSSETO. Alexandra Mostoghiu ha un fisico da modella, ma al red carpet preferisce il tappeto verde di uno stadio di calcio. Una passione smisurata per il pallone, quella di questa ragazza con una cascata di riccioli biondi, che ha convinto la nuova proprietà del Grosseto, il presidente Nicola Di Matteo e il direttore generale Emilio Capaldi, ad affidarle il compito di coordinare e seguire la nascita di una formazione femminile.
«Da quanto ero piccina – racconta Alexandra – sono stata sempre un maschiaccio. Ho iniziato a giocare con i miei amici in Romania per le strade del mio paese, vicino Bucarest, poi a dodici anni ho cominciato a far parte della rappresentativa della scuola».
Il salto di qualità a Grosseto. «Ero sempre presente agli allenamenti di mio figlio David e visto che ero sempre insieme a loro mi è stato chiesto se volevo stare in campo. L’idea è stata di Cristian Morgia, responsabile tecnico del Saurorispescia, che ha tirato dentro. Appena mi è capitata l’occasione ho seguito il corso da dirigente, con annessi corsi di aggiornamento, poi il corso Uefa E per tecnici di base per la categoria più piccola, quella dei Piccoli amici e Primi calci. Nel 2012-2013 mi è stata così affidata la mia prima squadra, quella del 2005. Nessuno vuole mettere le mani nelle squadre dei più piccoli. Con il mio istinto di mamma ho cominciato a seguire i bambini alle prime armi e negli anni successivi ho seguito i 2007, 2008, 2009 e via dicendo».
Dopo l’esperienza nella Nuova Grosseto, dall’anno scorso l’arrivo all’Us Grosseto, dove attualmente allena i Piccoloi amici e primi calci del 2013-2014. «Un giorno mi ha chiamato Simone Ceri – prosegue Alexandra – chiedendomi se potevo dare una mano, intanto con i bimbi piccoli, ma mi ha detto di pensare ad una squadra di bambine. A ottobre ho iniziato a muovermi, con Simone e con Aiac, l’associazione allenatori di calcio. Ho coinvolto Pietro Magro e il professor Amedeo Gabbrielli del liceo sportivo Fossombroni. Non siamo però partiti, perché non c’era il campo. Con l’arrivo delle feste natalizie abbiamo poi messo da parte il discorso».
«Con l’arrivo del nuova società – prosegue – mi sono proposta e ho chiesto a Capaldi e Di Matteo: del calcio femminile che vogliamo fare? Sono piaciute le mie idee. “Se te ne occupi tu, andiamo avanti”, mi è stato detto». E Alexandra ha iniziato il suo reclutamento: «Ho pescato un po’ tra le sorelle dei miei piccoli atleti, nel mio giro d’amicizie, dalle scuole e da Facebook. In privato mi hanno scritto in tantissime, anche se molte mamme non sono convinte fino in fondo, sono un po’ malfidate e non vedono di buon grado una bimba nel calcio. Io sono fiduciosa, vedo fattibile questo affascinante progetto, anche se ci vorrà del tempo non avendo un campo d’appoggio».
Il sogno di Alexandra, una sportiva a tutto tondo, che nei momenti liberi, pratica beach tennis, bicicletta, pattinaggio su strada, mountain bike, non si ferma alla prima squadra femminile, ma arriva a pensare a una prima squadra, l’Us Grosseto Women.
«Da quest’anno gioco nell’Atlante calcio a 5 – prosegue Alexandra – Una bella avventura, che condivido con le mie compagne. La società ci ha pagato l’iscrizione, al resto pensiamo noi. Mi diverto da matti. L’idea di poter far parte di una squadra femminile seniores, con il grifone sul petto, eccita tutta la squadra. Ne abbiamo parlato nello spogliatoio e tutte hanno risposto in maniera entusiastica alla mia proposta di accompagnarmi in questo progetto».
«Il calcio è gioia – dice Serena Vincenti, la capitana dell’Atlante – è una passione che ti porti dentro e non ti lascia più. Quando scendo in campo mi trasformo, resetto il cervello e non penso ad altro. Sarebbe un sogno giocare in uno stadio con la maglia dell’Us Grosseto women, magari con la collaborazione con l’Atlante al quale siamo grate per averci dato questa opportunità».
«Il pallone è entrato nella mia vita da bambina – racconta Serena – Vivevo a Lividonia, un piccolo quartiere di Porto Santo Stefano e avevo solo amici maschi. Per non rimanere da sola ho iniziato a giocare a calcio. A tredici anni sono entrata nell’Argentario, insieme ai maschietti. Per continuare a coltivare la mia passione ho poi scelto l’Azzurra, fino allo scioglimento a causa di mancanza di dirigenti. Ho preso successivamente al volo tutte le occasioni che mi sono capitate di giocare, dalla Castiglione al Pian del Bichi, dalla Marsiliana all’Atlante, sempre con lo stesso spirito. Sono ventuno stagioni ormai che gioco a calcio, ma mi diverto come il primo giorno, anche se finiamo tardi la sera e il giorno dopo dobbiamo andare al lavoro. E c’è chi ha fatto ancora meglio: la mia compagna di squadra Simona Zorzi, che a cinquant’anni gioca con la voglia di una principiante».
«Il calcio è questione di vita – dice Anna Abbate, “Nani” negli ambienti calcistici – quando tocco il pallone mi sento libera, spensierata; una grande passione che mi porto dietro da anni. Per questo sarebbe bello aumentare la visibilità del calcio femminile a Grosseto, con una prima squadra a 11, ma aumentando la base con tante ragazzine. In Maremma, dove vivo da 18 anni, ho giocato solamente nei palazzetti, nelle piste polivalenti di calcio a 5 e mi piacerebbe farebbe un salto in avanti».
“Nani” lavora in un laboratorio di analisi di Follonica e appena esce dal lavoro, tre volte a settimana, corre a Grosseto per gli allenamenti. «Non mi ci vedrei senza calcio – sorride – è una parte importante della mia vita, per me è divertimento allo stato puro. Ho iniziato a tredici anni a Salerno, mia città d’origine, e non ho più smesso». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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