Gioco
Quando il Milan era di casa a Follonica Davitti: «Che emozione quell’amichevole»
L’allora capitano degli azzurri rievoca la partita dell’ottobre 1983, un evento che per settimane tenne banco in città
Maurizio Ceccarelli
FOLLONICA. Sono passati quasi 40 anni da quella storica partita che vide il Follonica opposto al Milan. Era l’ottobre del 1983, una partita nata dalla collaborazione tra la società del golfo dell’allora presidente Antonio Gaggioli e il Milan del patron Giuseppe Farina. Un calcio a misura d’uomo, oggi sarebbe impensabile prevedere un evento di questo tipo proprio nel bel mezzo della stagione visto gli interessi che ballano nel mondo del calcio, ma in quegli anni accadeva anche questo.
Quello era il Milan del tecnico Ilario Castagner e Gianni Rivera direttore generale, di Franco Baresi, Mauro Tassotti, Oscar Damiani, Luciano Spinosi e Alberigo Evani (oggi secondo di Roberto Mancini in Nazionale). Per la cronaca la partita finì 3-1 per i rossoneri, il gol della bandiera fu di Cesare Riccobono che di testa riuscì a a battere Ottorino Piotti.
Capitano della formazione azzurra quel pomeriggio era Roberto Davitti: «Fu una giornata indimenticabile – ricorda – lo stadio era stracolmo, un’emozione unica e un grande motivo di orgoglio per essere il capitano della mia squadra e aver avuto la possibilità di stringere la mano a uno dei difensori più forti del calcio italiano come Baresi. Non era il Milan stellare degli olandesi, ma una squadra che presentava comunque giocatori importanti, fresca di promozione in serie A intorno alla quale si erano create grandi aspettative, insomma una squadra che si riproponeva di tornare grande protagonista nella massima serie».
«Ricordo che la gente mi fermava in strada per sapere cosa significasse affrontare una squadra come il Milan – continua – in città non si parlava d’altro: aver tenuto testa a una formazione con quella storia ci faceva sognare, davvero un momento magico». A Davitti toccò il compito di controllare Luther Blissett, un ragazzone su cui il Milan aveva riposto molte aspettative: centravanti forte fisicamente fece però molta fatica ad inserirsi negli schemi di Castagner tanto che a fine stagione se tornò in Inghilterra al Watford. «Mi dedicai per buona parte della partita a marcarlo: scontro duro, muscolare, ovviamente non fu semplice ma alla fine me la cavai con buoni risultati, se devo essere sincero più per demeriti suoi che per meriti miei. Tenemmo bene, cercammo di contrastare la qualità che il Milan poteva mettere in campo con una partita intelligente e alla fine la sconfitta arrivò in termini più che decorosi». Da lì a pochi anni Baresi e Tassotti avrebbero conquistato la Coppa dei Campioni battendo la Steaua di Bucarest e poi a seguire tutto quello che c’era da vincere in Italia in Europa e nel mondo, dando così il la ad un ciclo formidabile che li avrebbe portati essere considerati come la squadra di club più forte di sempre.
«Fa un certo effetto oggi pensare che alcuni di quei giocatori hanno fatto la storia del calcio mondiale – sorride l’ex capitano azzurro – Quando sei giovane non te ne rendi conto, oggi se mi guardo indietro e analizzo la mia vita calcistica non posso non ritenermi fortunato anche se non sono diventato un professionista del calcio. Certe esperienze come quella appunto di aver affrontato il Milan da capitano hanno un valore assoluto. È vero, era un’amichevole: ma l’emozione che mi hanno regalato quel pomeriggio me la porterò dietro per tutta la vita».
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