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«Il mio ricordo delle Olimpiadi? Ho incontrato i migliori al mondo»

Paolo Franzò
«Il mio ricordo delle Olimpiadi? Ho incontrato i migliori al mondo»

Manuel Mazzoni ha chiuso arbitrando la finale femminile tra Usa e Giappone E adesso un periodo di riposo prima della preparazione per la Champions League

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Paolo Franzò

GROSSETO. Non avrà vinto una medaglia, ma solo perché per gli arbitri non è previsto, ma Manuel Mazzoni, quarantatreenne fischietto grossetano del basket, è tornato dalle Olimpiadi di Tokyo con riconoscimenti e soddisfazioni che valgono quanto un oro olimpico. Sei gare dirette tra torneo maschile e femminile, tra cui la semifinale maschile tra Usa e Australia e la finale olimpica femminile ancora tra gli Usa e il Giappone. Per un ragazzo partito da Grosseto con questa passione, quando aveva ancora appena 16 anni, certamente un traguardo fantastico. Anche perché, come racconta lo stesso Mazzoni: «Davvero non mi aspettavo neppure di essere convocato per arbitrare alle Olimpiadi. È successo tutto così, quasi all'improvviso, ma alla fine è stata davvero una avventura fantastica. Avevo già diretto gare dei Campionati del mondo, ma le Olimpiadi credetemi, sono un qualcosa che ti lascia dentro delle sensazioni incredibili che solo vivendole puoi capirle. Una storia completamente diversa, bellissima. Che poi, sarei stato contento di arbitrare anche solo una partita del torneo e invece, strada facendo, sono arrivato a farne 6 e di livello altissimo. Come la prima, quella maschile tra Usa e Francia, con la clamorosa sconfitta degli americani che non perdevano una partita alle Olimpiadi da quelle di Atene».

Cosa lascia dentro, una esperienza come questa?

«Emozioni e il ricordo di aver condiviso il campo coi migliori giocatori del mondo che da vicino, sono davvero tutta un altra cosa, come ad esempio, Kevin Durant, un mostro veramente. Avevo già arbitrato gli Usa ai mondiali per esempio, ma allora in Cina, non avevano una squadra così forte con tutti questi campioni della NBA».

E questi mostri americani, come si comportano in campo nei confronti degli arbitri europei come lei per esempio?

«Umanamente posso dire che sono dei ragazzi molto rispettosi. Non ho mai avuto alcun tipo di problema con loro e con i loro staff. Malgrado alcune regole diverse rispetto alla Nba, ascoltano e si adeguano senza alcun problema. Dei professionisti in tutto e per tutto».

Se dovesse dare un consiglio a un giovane arbitro che sogna di ripercorrere la sua strada, cosa si sentirebbe di dirgli?

«Di andare avanti un passo alla volta. Di porsi un obiettivo alla volta senza pensare subito in grande. Avere il sogno di arrivare alle Olimpiadi va bene, ma la strada è lunga. Non bisogna abbattersi di fronte alle prime difficoltà, perché bisogna ricordarsi che nessuno fa il tifo per un arbitro. È dura e ci vogliono passione, duro lavoro e forza di volontà, cercando di salire di categoria un gradino per volta».

E come si allena un arbitro di basket internazionale?

«Abbiamo un preparatore atletico che ci segue e che ci da il lavoro da fare specifico. Io poi mi faccio seguire anche da Matteo D’Angella per quanto riguarda il recupero fisico che è fondamentale a questi livelli. Poi ci sono le sessioni video, in cui si studia le squadre che si va ad allenare, per imparare a capire che tipo di giocatori si va a dirigere e che caratteristiche hanno. Oltre a ripassare anche le partite arbitrate, per rivedere fischi e situazioni e dove si può migliorare».

Adesso per Mazzoni un periodo di riposo, prima del raduno di fine mese a Ginevra in vista della Champions League di basket.

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