Gioco
Izzo: «Noi dell’Atlante corretti ma ingenui» Il mister punta il dito contro la Federazione
Bilancio di una stagione segnata dal Covid. «E ci sono stati momenti in cui qui non mi sentivo più a casa mia»
Lorenzo Falconi
GROSSETO. A bocce ferme, con il sipario ormai calato, ma con la mente lucidissima. Alessandro Izzo, il giovane tecnico dell’Atlante, analizza nel dettaglio una stagione anomala del calcio a 5, con molte difficoltà da affrontare per tutte le società.
«Sono d’accordo sull’anomalo, meno sulle difficoltà che non sono state uguali per tutti – puntualizza Izzo - Ora che il campionato è finito posso dirlo senza creare alibi alla squadra, ma siamo stati falcidiati dal Covid e ci hanno mancato di rispetto, facendoci giocare cinque partite in sedici giorni. Siamo stati corretti, ma anche ingenui, perché quasi tutte le squadre si sono accordate in base alle assenze, mentre noi andavamo a giocare con gli uomini contati a Lastra a Signa e Chiavari. Assurdo che le società decidessero le date di recupero al posto della Federazione». Aspetti che alla fine hanno pesato sul rendimento della squadra, rimasta attardata nella prima parte della stagione, per poi chiudere al settimo posto, senza poter agganciare il piazzamento playoff: «Il bilancio è comunque positivo – precisa Izzo – non siamo affogati, anche se siamo rimasti per parecchio tempo in apnea».
Con i suoi 31 anni, Alessandro Izzo è il tecnico più giovane della categoria, ma dimostra di avere idee chiare e carattere da vendere, soprattutto quando si trova a parlare della parte più complicata della stagione, quella in cui ha rischiato l’esonero: «Non è un mistero, anche se non sono rimasto spaventato dalla situazione. Ho ascoltato tutti, ma ho appreso solo da chi criticava in maniera costruttiva. La cosa strana è che mentre altre due società mi contattavano per assegnarmi la guida della squadra, nella mia non mi sentivo più a casa, eccezion fatta per il patron Gianni Lamioni, che non mi ha fatto mai mancare il suo apporto, e in parte per il presidente Iacopo Tonelli che comunque è stato determinante per la mia permanenza. Non ho neanche ascoltato i progetti delle altre società, perché volevo solo riprendermi le chiavi di casa mia».
Un periodo non facile, in cui però Izzo ha saputo compattare il gruppo: «Più mi dicevano che non avevo in mano lo spogliatoio e più lo sentivo mio. Mi sono affidato alle bandiere della squadra. Baluardi, Gianneschi e Falaschi hanno dato tutto quello che avevano per ribaltare la situazione». Un punto di svolta significativo quindi, proprio nel momento più delicato: «Vincemmo 9-1 a Lavagna, ma nella gara successiva arrivava il Sant’Agata che poi si è piazzato ai playoff – racconta Izzo - All’intervallo eravamo sotto per 1-0 e ho avvertito che quella poteva essere l’ultima mia panchina con la squadra. Nella ripresa dopo 13 minuti l’avevamo ribaltata sull’8-1, con Gianneschi e Baluardi migliori in campo. Quella è stata la vittoria più bella della stagione».
Per un successo indimenticabile, ce n’è anche uno da cancellare: «La debacle contro la Pro Patria San Felice – dice Izzo – perché sul 9-0 misero il portiere di movimento e noi eravamo in campo con i classe 2003. Non dimentico, osservo e rifletto, perché prima o poi la ruota gira». A stagione conclusa è arrivata anche la riconferma per il prossimo anno, ma ancora una volta Izzo si tiene fuori dagli schemi precostituiti: «Sono felice, ma non è detto che guiderò ancora l’Atlante. Ci sono ottime possibilità, ma prima devo parlare con Lamioni e capire bene alcune dinamiche societarie, soprattutto se ci sarà qualche cambiamento significativo. Credo che comunque ci incontreremo nelle prossime settimane, assieme al mio secondo Gianluca Piola».
A proposito di allenatori in seconda, Izzo si tiene stretto il rapporto creato con il suo assistente: «Ha quasi il doppio della mia età, ma vuole apprendere e migliorare. Mi fa molte domande e prende appunti. In un mondo in cui tutti sono allenatori e professori, sa mettersi in gioco con grande umiltà. Oggi è merce rara. La squadra lo adora e io ne sono fiero, perché senza di lui sarebbe stato tutto più difficile». —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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