Il Tirreno

Grosseto

Gol sui pattini e pellegrinaggi a Fatima Il miracolo del triplete degli Immarcabili

michele nannini
Gol sui pattini e pellegrinaggi a Fatima Il miracolo del triplete degli Immarcabili

La strepitosa cavalcata del Follonica Hockey: il 6 maggio 2006 in Portogallo gli azzurri alzarono al cielo - unici in Italia - la Coppa dei Campioni 

4 MINUTI DI LETTURA





michele nannini

In quel weekend di quindici anni fa è stato scritto un pezzo di storia dell’hockey su pista. Pagine che ancora oggi sono attuali e immutate visto che quel traguardo rimane tutt’ora l’unico raggiunto da una formazione italiana nel mondo delle rotelle.

Quindici anni fa, esattamente il 6 maggio del 2006, il Follonica Hockey allora targato Consorzio Etruria vinceva a Torres Novas in Portogallo la Champions League, mai nessuna formazione del Belpaese ci è riuscita né prima né dopo rendendo il traguardo della squadra del golfo un evento di portata storica, l’unico guizzo tricolore in una competizione monopolizzata con numeri imbarazzanti da Spagna (46 titoli) e Portogallo (sette edizioni vinte).

In quella meravigliosa stagione gli Immarcabili portarono a termine una cavalcata impressionante facendo fuori una dopo l’altra tutte le avversarie che si misero fra lei e la conquista della coppa delle dieci stecche. Per ricostruire quella splendida avventura in terra lusitana serve però un passo indietro.

Il Follonica, fresco vincitore della coppa Cers l’anno prima, fu costretto a partire addirittura dai preliminari e il primo avversario fu il Cronenberg, agilmente eliminato con doppia vittoria 2-7 in Germania e 4-3 al Capannino.

Archiviata la pratica teutonica l’urna si divertì a creare un doppio scontro maremmano-catalano, il secondo scoglio furono infatti gli ottavi di finale e l’avversario che uscì dal sorteggio fu il più scomodo di tutti: il Barcellona, campione in carica e vincitore all’epoca di cinque delle ultime sei coppe (e di 22 in totale fino al 2019).

Una sfida fra le due squadre era però già in calendario da tempo visto che proprio a dicembre era in programma la European Continental Cup, competizione che mette di fronte i vincitori dell’anno precedente di Cers e Champions che in quell’anno erano appunto azzurri e blaugrana. Così le due compagini si incontrarono ben quattro volte in venti giorni con esiti opposti: in supercoppa il Barça sollevò il trofeo, vincendo 4-0 al Palau e resistendo al Capannino da dove uscì sconfitto 7-4 ma capace di difendere con le unghie quel golletto che valse la coppa; poi toccò alla Champions e quella che pochi giorni prima aveva le sembianze di una sconfitta beffarda si rivelò invece l’inizio del clamoroso successo primaverile. Enrico Mariotti e soci infatti presero bene le misure nel primo impegno di supercoppa e fu in quello straordinario ottavo di finale che il Follonica iniziò a costruire il primo mattoncino del successo di Torres Novas: al Palau vinsero i catalani 3-1 ma al Capannino i ragazzi del golfo fecero l’impresa ribaltando letteralmente gli avversari con un sonoro 4-1 che ancora è leggenda, costringendo così i campioni azulgrana sul divano già a metà dicembre.

Nella fase a gironi il Consorzio Etruria arrivò agevolmente al primo posto davanti al Porto, secondo qualificato per la final four, con Bassano e Thunerstern eliminate mentre dall’altro gruppo si qualificarono il Noia e il Reus. Poi, a maggio, tutti a Torres Novas, ridente cittadina lusitana con un nuovo palasport da mettere a disposizione della allora Cerh per assegnare la coppa. Il seguito dei tifosi dalla Maremma fu epico e commovente, la curva del Capannino si trasferì quasi al completo in Portogallo alternandosi al pari dei giocatori fra il ricreativo (le partite) e il culturale (il vicino santuario di Fatima, unico svago per altro lontano anni luce dalle abitudini del tipico cittadino maremmano; ma tant’è, quello passava il convento).

Fu guerra in pista e in tribuna, con storie parecchio tese fra i supporters del golfo, la massiccia polizia portoghese e le tifoserie avversarie, specialmente quella dei dragoes del Porto, praticamente la squadra di casa. Sul campo fu un dominio dall’inizio alla fine per la squadra di Massimo Mariotti. Primo avversario ancora il Porto, liquidato con un agevole ma combattuto 9-4 grazie alla tripletta di Mirko Bertolucci, alla doppietta di Sergio Silva («ma quante botte ho preso», raccontava l’attuale tecnico nel post gara) e con sei punti di sutura alla testa per Ale Bertolucci. Il giorno dopo toccò al Reus, fin da subito inquadrato come l’avversario principale da Massimo Mariotti che ammoniva tutti: «fanno paura, sono forti e quadrati». E infatti i rossoneri volano sul 2-1, con Caldù e Sanchez che ribattono al solito gol di Mirko e “muro” da Silva che dice di no a tutti gli altri assalti; poi nel finale arriva la doppietta di Sergio Silva in alza e schiaccia e in contropiede che svernicia i catalani per il 3-2 finale, risultato che poche ore dopo grazie al successo del Porto con il Noia per 4-1 (si giocava con la formula del girone all’italiana) regala la Champions al Follonica che attendeva in tribuna.

La domenica contro il Noia fu passerella, con la coppa già in bacheca il Follonica vince 4-3 (Ale Michielon, due volte Ale Bertolucci e Mirko, poi premiato anche come Mvp delle finali) perfezionando un cammino quasi irreale ed entrato a pieno titolo nella storia di questo meraviglioso sport. E poi il ritorno in patria, il saluto del comandante del volo Alitalia Lisbona-Roma al Follonica campione d’Europa, l’arrivo al Capannino dove in un caldo lunedì sera di inizio maggio una città intera, sudata e accalcata, si precipitò dai suoi eroi per toccare con mano quella coppa delle meraviglie rimasta ancora figlia unica. E che ufficializzò Follonica, indiscutibilmente, come l’unica hockey city. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Prato, il questore chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite (con ferito)

di Redazione Prato