Toscana
Una papera sul diamante per far vincere la squadra
grosseto. Daniele Peccianti è conosciuto nel mondo del baseball per i suoi scherzi, per la sua goliardia. L’episodio più celebre risale al 1987: «Giocavo nel Roselle e incappammo in una serie di 10-12 sconfitte di un punto, nonostante fossimo una bella squadra. Roberto Di Vittorio chiamò in causa il malocchio, voleva andare da uno stregone. Presi in mano la situazione a modo mio. A quell’epoca mia figlia aveva due anni e non c’era verso di farla mangiare.
Per farla distrarre comprai una papera, gliela portavo al tavolino, lei l’accarezzava, la strapazzava un po’ e alla fine apriva la bocca.
Un giorno dissi a Fanara: “Quasi quasi domenica porto la mascotte, una papera”. “Non avrai mica il coraggio…”, mi rispose. Era come dirmi: “Fallo! ”. Mia mamma confezionò il completino e il cappellino; io aggiunsi il nome, Oreste. La nascosi in borsa. Arrivato al campo, Fanara mi guardò e fece: “Non hai avuto il coraggio, eh!”. Ad un certo punto la sentì cantare; se ne andò mandandomi a quel paese. Mentre gli altri si allenavano sul diamante, io addestravo Oreste. In quegli anni, per il saluto, le squadre si radunavano sul monte. Arrivati sulla pedana la papera, che mi aveva seguito passo passo, mi si fermò accanto e dietro si sistemò tutta la nostra squadra. Gli avversari, il Sant’Arcangelo, morirono dal ridere, mentre l’arbitro cubano Jaramillo, che ormai mi conosceva (una volta mi buttò fuori all’appello, perché si sentiva preso in giro), e i miei tecnici scossero la testa, in segno di resa». — M.C.
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