Gioco
«Quanto ci manca non andare allo stadio» Il tifo a distanza dei sostenitori biancorossi
Gli appassionati seguono comunque le vicende del Grosseto tornato a calcare i palcoscenici di un campionato prof
Paolo Franzò
GROSSETO. Una stagione fantastica quella del Grifone. Ma come la vivono i suoi tifosi che allo stadio non possono andare per via del Covid? Ne abbiamo sentiti alcuni, di quelli che nella normalità di partite non se ne perdevano neanche una.
Alessandra Peppetti, tifosa biancorossa doc: «Per noi che il Grosseto lo viviamo sette giorni su sette, stargli lontano è veramente dura, perché siamo abituati a stare sempre vicino alla squadra della nostra città in casa e in trasferta e vivere ogni domenica insieme agli amici la nostra più grande passione e pensare che è già un anno che non lo facciamo mi sembra incredibile. Praticamente è come se ci fosse stato tolto un pezzo della nostra vita. Penso che non ci sia frase più giusta di quella che appare nei cartelloni dello Zecchini: “senza tifosi non è calcio”, non lo è per noi e neppure per chi scende in campo, perché noi siamo il bello di questo sport e una partita senza cori, senza colori, è una partita che non dà emozioni, i giocatori non hanno stimoli e noi non sentiamo il “clima partita”. Per fortuna questa squadra ci sta dando tante soddisfazioni e porta in giro per l’Italia il nome della nostra città con orgoglio, anche senza di noi. Penso che questi ragazzi stiano facendo un miracolo sportivo giocando domenica dopo domenica con il coltello tra i denti contro a squadre costruite per ben altri obiettivi e per questo vanno solo ringraziati e spero con tutto il cuore di poter festeggiare una salvezza che per noi sarebbe come vincere il campionato. Così come non è possibile non ringraziare la società e la famiglia Ceri, per tutto quello che stanno facendo».
Enrico da Istia, così come è conosciuto da sempre e da tutti nella Curva Nord, aggiunge: «È un vero peccato non poter seguire le partite dal vivo nell’anno del ritorno fra i professionisti. Mancano i pranzi pre-partita al parco dei Principi con la Vecchia Guardia, manca il tifo di curva ma soprattutto mancano le trasferte. La squadra sta facendo bene e sono convinto che riusciremo a centrare l’obiettivo stagionale della salvezza. Un grande applauso alla società che con poche risorse e tanta passione ha costruito una squadra che onora sempre la maglia che indossa e io da tifoso non posso che esserne felice e orgoglioso. Aspettiamo tempi migliori nella speranza di tornare al più presto a tifare ammassati sui gradoni della Nord».
L’avvocato Antonio Fiorini, un altro che di partite del Grifone ne ha viste una infinità: «Cosa penso di quest’annata calcistica? Beh, vorrei trovare una frase meno banale che “quest’anno è davvero difficile”, ma è così. Non andare allo stadio è una privazione concreta, ma nonostante tutto, la passione per il biancorosso è così forte, da riuscire a farmi accettare perfino un surrogato di partita come quella che ci è concessa vedere. Perché, che sia chiaro, la partita su Eleven Sport sta al calcio vero come il Tavernello sta al Brunello di Montalcino. Ma non è solo la passione a tenermi incollato ad uno schermo di computer ogni maledetta domenica. Siamo davanti al miglior campionato del Grosseto dai tempi della serie B e se non posso seguirlo che in questo modo, prendere o lasciare... io prendo! Oltretutto, lasciarsi andare alla malinconia ed ai rimpianti lo ritengo, personalmente, una mancanza di riconoscenza e di rispetto verso una squadra che sta davvero andando ogni oltre più rosea aspettativa. Dopo essere passati attraverso il tramonto dell’era Camilli, Pincione e tutto il resto, mi parrebbe un tradimento non stare vicino ad un gruppo di giocatori che, con l’eccezione di un paio di inciampi, ha dato soddisfazioni che mancavano da quasi dieci anni. Questi ragazzi meritano che ci facciamo piacere anche il calcio senza stadio! ».
Chiude Riccardo Giusti, “il Sirpe” per tutti i tifosi biancorossi. «Senza poter seguire la squadra allo stadio e in trasferta? Mi sento come drogato. Come sedato. Intontito sul divano, la morfina comunque anche se in modo virtuale me la riesce a dare il Grifone quando gioca. È difficile da spiegare alla gente normale ma il legane è, era e resta indissolubile per cui provo scioccamente le stesse emozioni anche stando sul divano. Solo. Senza i miei amici. La squadra sta facendo benissimo considerando l’assenza del pubblico, sta facendo un miracolo sportivo. La mia gratitudine va alla famiglia Ceri che in questi anni “ha alimentato” un piccolo sogno e tenuto in vita le emozioni che provo da 40 anni per l’Usg 1922». —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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