La protesta
«Emergenza straordinaria, smetto per questo»
Il saluto del bomber Montanelli: lascia il diamante dopo 35 anni per stare accanto ai suoi tre figli e a sua moglie
GROSSETO
«Avrei voluto giocare l’ultima stagione, ma dopo 35 anni consecutivi di diamante è arrivato il momento di fermarmi. So che il mio il fisico e i risultati mi avrebbero permesso di scendere ancora in campo con profitto, ma poi è venuta la pandemia e ci voleva davvero una cosa straordinaria per farmi smettere di giocare».
Il Jolly Roger Grosseto in questi giorni ha dovuto dire addio al suo “bomber” Manuele Montanelli, uno dei giocatori storici dell’ultima decade che ha appeso gli spikes al chiodo e riposto mazza e guantone a 44 anni.
Una decisione presa per due motivi importanti come ha spiegato lo stesso Manuele: «Purtroppo in questo momento non era il caso di continuare a giocare, devo pensare alla mia famiglia con 3 bimbi piccoli, Victorio, Massimo e Stella, e aiutare mia moglie Monica Varga, che già sta facendo un lavoro enorme e che in tutti questi anni ha “sopportato” la mia mancanza il sabato o la domenica. Lo devo fare per far vivere ai bimbi un’estate il più normale possibile, e poi credo anche il fatto che ora vivere il baseball come isola felice e di svago, di evasione dal quotidiano, un posto in cui scherzare con gli amici di una vita, tra masticare tabacco e fare tante altre cose oggi per motivi sanitari ci sono giustamente negate. Il baseball sarà sempre nel mio cuore e so già che mi mancherà moltissimo».
Montanelli come tutti i bambini cresciuti negli anni d’oro del baseball a Grosseto, ha iniziato quasi per caso nel 1985: «Accompagnai mio cugino alla scuola di baseball di Giuseppe Saverio Pegoraro, ma non avevo certo idea di diventare un giocatore. Invece grazie a Beppe che ci ha spinto in tutti i modi, quando all’epoca si giocava anche per strada, sono riuscito a ritagliarmi il mio spazio e togliermi tantissime soddisfazioni».
Dopo la trafila con le giovanili del Bbc l’esordio in serie A2 è avvenuto con il Rosemar (sconfitta in finale promozione contro il Livorno), quando c’era una rivalità accanita con molte squadre e non solo della provincia. Poi con il Grosseto in serie A1 allenato da Linar, anche se quella stagione arrivò un certo Jairo Ramos e Montanelli decise di provare altre strade: Livorno, Viterbo, ancora al Rosemar con Butteroni e Vecchi e Giannoni, poi una veloce parentesi ancora Viterbo prima di sposare negli ultimi nove anni la causa del Jolly Roger, a Castiglione e Grosseto. Di aneddoti Manuele ne potrebbe raccontare un’infinità: «Ho sempre ammirato i grandi giocatori, il compianto Craig Stimac e Carlos Quintana una persona eccezionale che mi ha insegnato molto, soprattutto a rilassarmi in campo». Prima base o esterno (ma ha giocato anche in seconda base) per Montanelli non ha mai fatto differenza: l’importante era battere, forte. «Posso solo ringraziare tutti i miei compagni, avversari, allenatori e arbitri. Nel mio cuore rimarrà sempre il ricordo dell’ultima valida, dell’ultimo fuoricampo, sensazioni che soltanto un giocatore di baseball può capire. Auguro ai giovani di oggi, che vedo molto motivati, di avere la stessa passione per questo sport che ho avuto io».—
enrico giovannelli
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