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Gli auguri di Ceri e i timori dello stop definitivo Grifone fermo da 45 giorni

Paolo Franzò

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GROSSETO

«Speriamo di potersi ritrovare quanto prima». Con queste parole si chiudeva il video messaggio di auguri del presidente del Grosseto, Mario Ceri, realizzato prima della Pasqua.

Una speranza che continua a convivere con l’incertezza del domani. Il campionato di serie D è ormai fermo da un mese e mezzo, tanto è passato dalla bella vittoria per 2-0 sullo Scandicci. Da allora, i biancorossi così come i giocatori delle altre squadre hanno lavorato, per quel che hanno potuto, all’interno delle proprie abitazioni. La domanda alla quale non esiste risposta è sempre la stessa: il campionato riprenderà o no?

Quel che è certo è che fintanto che non sarà la massima serie a ripartire, di certo niente si muoverà nelle categorie inferiori. Ma i problemi, soprattutto in serie D, sono anche maggiori. Organizzare la sanificazione dei locali di alcuni impianti per garantire la necessaria sicurezza per esempio, pare utopia. Molti impianti di quarta serie, non sarebbero neppure stati da omologare in condizioni di normalità e tanti non dispongono neppure di riflettori, per giocare eventualmente in estate, quando di certo farlo alle 15 rappresenterebbe una mezza follia. Il Grosseto non avrebbe questi problemi, al pari di altre blasonate degli altri gironi, come la Lucchese, il Mantova, il Foggia o il Palermo, ma poi? Mancano ancora 496 partite da giocare per concludere il campionato di serie D. Certamente non è pensabile che ripartano solo alcuni gironi e altri no. Se si tornerà in campo, dovrà accadere in tutti e 9 i gironi.

Così, lo scorrere in avanti del tempo comincia a preoccupare, anche perché in molti cominciano a temere lo stop definitivo, con conseguente caos generale su promozioni e retrocessioni. Di sicuro, se le squadre non tornano ad allenarsi entro un mese, diciamo al massimo per la metà di maggio, riprendere diventerà impossibile. Non rimane che attendere e sperare che la lotta a questo infame virus trovi una vittoria quanto prima. — Paolo Franzò

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