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l’emergenza coronavirus 

Il Rugby costretto alla sosta non vede l’ora di ricominciare

stefano fabbroni
Il Rugby costretto alla sosta non vede l’ora di ricominciare

Il presidente Benvenuti racconta la storia di questa disciplina in città Dai fasti degli anni Ottanta alla ripresa del 2006, fino ai giorni nostri

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Passione rugby. Voglia di stare all’aria aperta, di fare “contatto”. Proprio in un periodo in cui, causa coronavirus, il contatto non è consentito.

Il Grosseto Rugby Club si ferma per ora ma non vede l’ora di riprendere la sua fervente attività. Le squadre ci sono: seniores maschile e femminile e poi le giovanili, dall’under 16 e 14 oltre al minirugby under 8-10-12-14. La palla ovale tira in provincia: 80 iscritti rappresentano una risposta che va oltre le più rosee previsioni. Un successo per una società relativamente giovane, nata nel 2006 sulle ceneri di quella che aveva ben figurato negli anni ’80 in serie C. Molti i volti conosciuti di allora, come Massimiliano Frascino, oggi dirigente, Salvatore Allocca e Claudio Norcini ma a sfogliare con emozione le pagine dei ricordi è il presidente Andrea Benvenuti. «Era un bel periodo – racconta Benvenuti – con cinquanta-sessanta persone a vederci sugli spalti e trenta giocatori sul campo. Vincevamo diverse partite in campionato, eravamo una bella squadra». Poi, purtroppo, il grave infortunio a Frascino che condizionò il proseguo del cammino della squadra ma che contribuì a dare un duro colpo alla vita della società. «Fu un brutto momento – prosegue – peraltro non supportato da una cultura rugbistica adeguata che allora mancava del tutto».

Oggi la concezione del rugby è diversa, più aperta ma quarant’anni fa non vi erano grandi possibilità affinché si espandesse in Maremma. Eppure Benvenuti ed i suoi compagni ci riuscirono in parte. Il presidente in quel periodo era Vito Guidoni. «Giocavamo all’inizio al campo a fianco dello Zauli, oggi intitolato a Palazzoli». E poi la fine: «La società chiuse praticamente la sarascinesca ad inizio anni Novanta». Anni di oblio.

«Mi sono innamorato di questa disciplina alle scuole medie – continua Benvenuti – dopo alcune dimostrazioni di ragazzi che facevano visita nelle palestre per avviarci allo sport. Fui colpito dal gioco di squadra». Nel 2006 la svolta: «Un amico mi fece notare che alcun ragazzi stavano giocando a rugby al parco di via Giotto. Non persi tempo ed andai a vederli. Mi convinsi a formare una nuova società, la Grosseto Rugby Club asd». Il direttore tecnico oggi è Matteo Bertelli che coordina gli allenatori delle varie squadre, mentre Vincenzo Ciaceri è stato il primo presidente della ricostruzione: «Un uomo d’esperienza che ha giocato nella Capitolina Roma, nonché uno dei soci fondatori». Gli altri sono stati Riccardo Graziosi, Michele Mazzilli e Agostino Bencivenga. «Nei primi anni abbiamo fatto i nomadi, passando dai campi di allenamento e di gioco della Cittadella a Grosseto, a Batignano e dal 2016 ci troviamo al “Francesca e Viviana” di via Davide Lazzeretti, dietro il Centro Commerciale Aurelia Antica». Ora la società è decollata e il movimento sta prendendo la giusta direzione sfruttando pure un’adeguata forma di propaganda. «Un nostro incaricato va in giro nelle scuole medie locali per diffondere lo spirito della nostra società ed il senso di unione del rugby – dice Benvenuti – per creare un “progetto di base” da cui partire con convinzione». Nei comprensivi scolastici viene formata una squadra di istituto di under 14 e 12, anche femminile, che si allenano una volta a settimana. Fanno delle gare tra loro, quindi viene disputata la finale locale e successivamente quella nazionale nelle Marche. Scuole in sosta, rugby in sosta. Ma il movimento è già pronto a ripartire. — stefano fabbroni

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