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I genitori? Meglio in campo a seguire gli allenamenti La Nuova in controtendenza

L. F.
I genitori? Meglio in campo a seguire gli allenamenti La Nuova in controtendenza

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GROSSETO

C’è chi sostiene che nel mondo del calcio giovanile la miglior squadra da allenare sia quella composta da undici orfani. C’è chi all’ingresso dei campi sportivi appone cartelli con l’invito a rimanere fuori dalla struttura per i genitori dei giovani calciatori. C’è chi sottopone un decalogo di regole comportamentali ai genitori dei propri associati e chi invece prova ad aprile le proprie porte.

L’esempio in questa stagione calcistica, martoriata dall’emergenza coronavirus, è arrivato dalla Nuova Grosseto Barbanella, dove la scelta iniziale è andata in controtendenza. Nella struttura di via Australia, infatti, le porte ai genitori sono state aperte fin dal primo giorno. Un nuovo impulso che è stato messo in atto da subito. «A settembre siamo scesi subito in campo con un torneo interno riguardante tutte le categorie della nostra scuola calcio, dai 2007 ai 2014. In questa circostanza abbiamo aperto le porte ai genitori, invitandoli ad assistere da bordo campo e non sulle tribune come da consuetudine», spiega Giampiero Malcapi, responsabile tecnico della scuola calcio della Nuova: «Abbiamo visto che c’è stata molta partecipazione, i genitori si sono sentiti coinvolti e la minor distanza dal campo di gioco ha inciso nell’approccio e nel comportamento».

Una sorta di “esperimento” che ha fornito lo spunto per ulteriori riflessioni: «Da qui è nata la nostra idea di proseguire su questa strada. Ci siamo riuniti e, dopo aver parlato con tutti gli istruttori della scuola calcio, abbiamo deciso di far entrare in campo i genitori durante le sedute di allenamento», aggiunge Malcapi: «I risultati sono stati incoraggianti e la testimonianza è arrivata da parte dei genitori stessi. In molti, dopo aver partecipato alla seduta di allenamento, ci hanno scritto con entusiasmo per l’esperienza vissuta. L’utilità è stata quella di aver fatto comprendere nel dettaglio la metodologia che mettiamo in pratica con i lori figli e le difficoltà che gli istruttori possono incontrare nella gestione dei gruppi».

Scelte che sono state condivise anche con Carmine Maffettone: «Ci siamo resi conto di aver rotto, almeno in fase iniziale, il paradigma che prevedeva il genitore lontano dal campo, i feedback che abbiamo ottenuto però, sono stati talmente positivi da confermare la bontà della nostra scelta», conclude il coordinatore motorio della società grossetana: «In futuro e appena sarà possibile riprendere l’attività, daremo certamente seguito all’iniziativa “genitori in campo”». — L. F.

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