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Grosseto

«Mi alleno qui a Voghera come se dovessi andare alle Olimpiadi»

pierluigi sposato
«Mi alleno qui a Voghera come se dovessi andare alle Olimpiadi»

Vanessa Landi (tiro con l’arco) sta attuando il programma insieme al compagno Mauro Nespoli, anche lui in azzurro 

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pierluigi sposato

«Mi alleno, sì. Ho una deroga della federazione per andare al campo. Mi alleno come se a Tokio dovessi andarci...»

Vanessa Landi, grossetana, aviere scelto, pluricampionessa di tiro con l’arco, vive l’incertezza di questi giorni di emergenza coronavirus. Come tutti gli atleti, come tutti gli italiani. Parla da Voghera, in provincia di Pavia, dove vive con il compagno Mauro Nespoli, anche lui azzurro di tiro. «Sarei potuta rientrare a Grosseto, mi sarei potuta allenare anche a casa. Ma se fossi stata o sono positiva? Avrei appestato babbo, mamma, sorella. E una volta a casa, visto che ci sono poche volte, non sarei andata a trovare anche il nonno? Ecco, avrei potuto fare un danno. Ho scelto di restare qui a Voghera. A Mauro e a me in fondo la vita non è cambiata più di tanto: gli allenamenti non lasciano tempo per gli svaghi. A fare la spesa invece che una volta a settimana ci andremo ogni due, ogni venti giorni».

Vanessa ha, ormai da tempo, le Olimpiadi nel mirino. Per lei, 23 anni da compiere a settembre, un obiettivo emozionante, prestigioso. Cosa ci può essere di più importante? «Io sono combattuta. Le Olimpiadi ci sono ogni quattro anni, le aspetti, le prepari. Oddio, la speranza c’è sempre. Ma, se ci saranno, tutto deve avvenire in sicurezza, senza rischi per nessuno. Però, se è possibile, è meglio rimandare: c’è gente che sta male, gente che muore. Mi andrebbe bene anche se fossero spostate, non farei problemi».

Vanessa e Mauro, certificati come atleti di interesse per le Olimpiadi, escono da casa e viaggiano per pochi minuti per raggiungere il campo di allenamento: «Come noi stanno facendo anche tanti altri atleti: c’è chi si allena al centro federale di Cantalupa, vicino a Torino, o a Gallarate». Allenamenti come se la data fosse confermata. Ma chi non ha un campo dove allenarsi, chi non si può spostare per allenarsi? «Può bastare anche un giardino di pochi metri - risponde Vanessa - Tirare anche così può servire per non perdere l’abitudine con il gesto tecnico, con i movimenti, anche se il paglione è a cinque metri. Anche mia sorella Ginevra, che è nella Nazionale giovanile, fa così: prima aveva sistemato un bersaglio all’orto, poi con le restrizioni per gli spostamenti si è dovuta adattare a tirare nel garage».

Ultima gara disputata? «A Rimini, gli Italiani, nella seconda metà di febbraio. Già in quei giorni girava la voce di possibili contagio. E del resto c’erano 1.500 persone tutte insieme, era più che comprensibile». Ma la qualificazione per Tokio Vanessa Landi ce l’ha già in tasca? «A metà marzo, al centro federale di Cantalupa, avrebbe dovuto svolgersi una gara di selezione, ci sarebbero stati 18 uomini e 8 donne. Inizialmente era stata spostata. La prospettiva era quella di aprile, in Turchia, per la quale sarebbero stati scelti gli otto, equamente ripartiti per sesso, da cui scegliere poi i tre e tre. Tutto annullato».

La preparazione richiede anche esercizi fisici come la corsa? «Sì, è prevista, ma non in questo periodo. Diciamo che la palestra la facciamo durante la seduta di tiro. A casa, poi, facciamo dei circuiti di vario genere».

Prepararsi adesso per un appuntamento in programma fra quattro mesi è diverso rispetto a una prospettiva di portata più lunga? «Sì. Se la gara è fra quattro mesi, io nei primi tre lavoro sul volume delle frecce e su alcuni esercizi; nel mese precedente, invece, cerco la precisione del tiro. Insomma, prima la quantità, poi la qualità». —

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