Il Tirreno

Grosseto

«Avrei dovuto correre la Maratona di Londra per cercare il minimo»

pierluigi sposato
«Avrei dovuto correre la Maratona di Londra per cercare il minimo»

Stefano La Rosa (atletica leggera) deve rimanere a casa  e riesce a mettere in pratica soltanto esercizi di mantenimento 

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pierluigi sposato

Stefano La Rosa è a casa. Non può sfuggire ai divieti. Sì, al massimo può scendere sotto casa e fare un giro. Ma non è la stessa cosa: deve preparare la maratona, mica una corsetta amatoriale qualsiasi. O almeno deve cercare di centrare il minimo per la più classica delle corse: «Il tempo da raggiungere è 2 ore 11’ 30. Avrei voluto provare la Maratona di Londra, a fine aprile. Sarebbe stata l’occasione giusta. Ma è tutto fermo».

Tre i posti per l’Italia per i 42,195 km di Tokio: due gli azzurri che si sono già qualificati, Stefano aspira a prendersi il terzo posto. Con la maglia dell’Italia ha corso agli Europei di Berlino del 2018, 12° posto, 2h 15’ 57. Da quasi quattro anni si dedica alla maratona e alla mezza maratona.

L’incertezza regna sovrana. «Ho visto che stanno prendendo tempo, per le Olimpiadi. Le sposteranno: forse ottobre, forse novembre. Ho letto che il Canada ha detto che non manderà comunque i propri atleti, qualora le Olimpiadi dovessero svolgersi in questo anno. Vedremo».

Bene o male? «Mah - dice il carabiniere al telefono - per me bene. A novembre ho avuto un infortunio al tendine di Achille, ho perso venti giorni di preparazione. Il minimo andava stabilito entro la fine di aprile e io avevo messo nel mio calendario proprio la Maratona di Londra. Ma come me ci sono tanti altri atleti, sia nazionali che non: la federazione ha interrotto tutto. Fino a maggio è tutto cancellato. Se si riprenderà a fare qualcosa, sarà il mese di giugno: parlo dell’attività agonistica in genere».

L’ultima gara disputata? «Il 31 dicembre a Roma, sui dieci chilometri. Stavo bene. Ho avuto buone sensazioni, le ho ancora. Fino a che non è stato deciso il blocco totale mi stavo preparando secondo il mio programma». E poi? «Dalla caserma di Bologna (la sede del gruppo sportivo per il quale è tesserato da oltre dodici anni, ndr) già l’altra settimana ci avevano detto di uscire il meno possibile. Io riuscivo in precedenza a fare il mio programma, andavo ad allenarmi a Marina di Grosseto. Poi ho dovuto fermare tutto. Sì, anche la Fidal tiene periodicamente i contatti con noi».

E adesso? «Adesso lo sport passa in secondo piano, anche se è il mio lavoro». Stefano in questi giorni fa il babbo a tempo pieno: mentre parla al telefono con il cronista, ogni tanto entra nella cornetta la voce squillante di Alessandro, il figlio, nato undici mesi fa: «Ancora non cammina ma si fa sentire...»

E quale tipo di allenamento è possibile fare? «Faccio solo del mantenimento». Certamente, non l’ideale per preparare una gara impegnativa come una maratona. Un problema comune a lui come a tutti gli altri colleghi, sia della sua sia di altre discipline. «Io non so che cosa potrà succedere, se faranno una sorta di ranking, una classifica da cui attingere. Davvero non lo so».

Facciamo una simulazione. «Facciamola, sì. Mettiamo che le Olimpiadi vengano spostate all’autunno: prepararsi e cercare il minimo diventa ancora più complicato. Perché le prime maratone in programma, se il calendario internazionale non subirà ulteriori stravolgimenti, sono in programma solo a settembre. Se Tokio dovesse essere confermata entro questo 2020, l’edizione si terrebbe tra ottobre e novembre. Ma è un arco di tempo troppo ravvicinato: avrei soltanto un mese, due mesi. E invece tra una maratona e l’altra devono trascorrere almeno quattro mesi. Due sono troppo pochi». —



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