Gioco
Tutti in posa per un clic La Gea Basket lancia l’album di figurine dei suoi giocatori
Dalla società un’iniziativa rara nello sport dilettantistico Ci sono tutti: dai più piccoli agli anziani, dai dirigenti ai tecnici
GROSSETO. Che la società Gea Basket Grosseto fosse un fiore all’occhiello dello sport grossetano, una autentica eccellenza da prendere come modello, già si sapeva. Che si potesse arrivare a pensare addirittura a un album di figurine era però assai più complicato, anche perché si tratta di una iniziativa davvero rara nel mondo dello sport dilettantistico.
Invece è andata proprio così e dalla scorsa settimana è possibile aggiungere al più famoso album dei calciatori, anche quello della Gea Basket. Come spiega il presidente David Furi.
Presidente Furi, come nasce questa idea?
«Avevamo visto che questa cosa in Italia era già stata fatta da altre piccole società sportive e così abbiamo pensato di provarci anche noi».
Un album che contiene cosa?
«Ottenuta la liberatoria da parte di tutti, ci sono le figurine e quindi le foto di tutti e sottolineo tutti i giocatori delle nostre squadre, dal più piccolo del minibasket, sino a quello più anziano. Poi ovviamente quelle dei tecnici, dei dirigenti e delle squadre. Insomma, tutto il mondo Gea».
C’è un album e quindi ci saranno anche i pacchetti, come per ogni raccolta che si rispetti?
«Certo, sì, ogni pacchetto contiene 5 figurine».
Dove si possono trovare l’album e ovviamente anche i pacchetti?
«Album e pacchetti di figurine si possono acquistare presso la nostra sede che si trova al palazzetto dello sport di via Austria e soprattutto in occasione delle partite delle nostre tante squadre. Il costo è di 3 euro per l’album e di 80 centesimi per un pacchetto di figurine».
Il vostro hashtag è da sempre #Geafamily; l’iniziativa va quindi in quella direzione?
«Da sempre per noi la famiglia è importante, quella di ogni nostro singolo atleta e poi la nostra, in cui cerchiamo di crearne una seconda. È una iniziativa che è piaciuta molto, con i ragazzi che come si faceva un tempo si divertono poi a scambiarsi i doppioni e a cercare quelle che mancano».
Avete in mente qualcosa circa il ricavato delle vendite?
«Debbo dire che questa cosa non è costata poco. Ci siamo affidati a una ditta di Milano, specializzata in questo tipo di edizioni e il 90 per cento del ricavato va proprio a loro. In definitiva, con quello che rimane ci ripaghiamo giusto quanto abbiamo speso. Ma va bene così, perché lo scopo era proprio quello di divertirsi tutti insieme e coinvolgere ancora di più tutta la nostra famiglia».
Per il futuro aggiungerete qualcosa?
«Ci stiamo già lavorando. Le idee ci sono. Potremmo coinvolgere sponsor e altre società sportive e non solo del basket. Aggiungere calendari e altro. Del resto questo era un progetto iniziale, per vedere come poteva andare». —
Paolo Franzò
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