Gioco
Izzo sicuro: «L’Atlante si salverà Basta che i ragazzi diano tutto»
L’ex portiere è subentrato in corsa come mister in una situazione difficilissima Adesso sotto con il lavoro dopo che sono arrivati Latino, Karpen e Bongiorno
GROSSETO. «L’Atlante si salverà». Non ha dubbi mister Alessandro Izzo, la maglia biancorossa come una seconda pelle e il ruolo complicato di timoniere, al comando di una nave che sta attraversando un mare in tempesta. Il 2019 ha portato in dote la chiamata al capezzale del malato e il tecnico non si è tirato indietro, perché non rientra nel suo carattere.
«L’Atlante è la mia seconda casa, conosco l’ambiente come le mie tasche. C’era già stato un contatto in estate – spiega l’allenatore dei grossetani – ma avevo preferito lasciar perdere per motivi lavorativi. Quando però mi è stato detto che c’era bisogno di subentrare in corsa, non ho potuto rifiutare». Squadra ultima in classifica, già fuori dalla Coppa della Divisione e dalla Coppa Italia, in sintesi Izzo si è subito ritrovato in mezzo alle difficoltà, non male per chi è alla prima esperienza in panchina.
«Ho trovato una squadra scarica, disunita e demotivata, completamente diversa da come la volevo io», puntualizza il tecnico dei biancorossi che fa riferimento anche a precisi concetti di gioco: «La squadra aveva un’ideologia completamente contraria al mio pensiero. Difendeva bassa e non alzava il pressing».
C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine le cose sono cambiate. «Un esempio può essere la partita contro la Poggibonsese. Prima del mio arrivo c’era stata una sconfitta per 6-0 in coppa, mentre in campionato ci siamo imposti per 7-5». Un cambiamento che è frutto anche delle esperienze passate: «Ho sempre cercato di “rubare” con gli occhi. Negli anni da giocatore – spiega Izzo – ho avuto la fortuna di apprezzare il lavoro di Tommaso Chiappini e quindi non faccio mistero di essermi ispirato a lui. Naturalmente è un allenatore molto più preparato di me, ma condivido la sua filosofia di gioco e sul lato umano non mi sento inferiore a nessuno». Proprio quest’ultimo aspetto è fondamentale quando si allena una compagine molto giovane. Per questo Izzo punta molto sulle motivazioni. «Se c’è una cosa che non perdono a un giocatore è che a fine partita non abbia dato tutto. In quei 40 minuti effettivi non ci si può risparmiare – precisa il tecnico dei grossetani – e il concetto deve essere chiaro per tutti. Ovvio che con i più giovani si debba fare qualche urlo in più, ma il mio compito è quello di assicurarsi il massimo impegno e la massima concentrazione da parte della squadra».
La lunga sosta invernale servirà a rimettere in ordine le cose e a prepararsi per il girone di ritorno, con l’Atlante che si è mossa sul mercato, sia in entrata che in uscita. «Assieme alla società – aggiunge Izzo – ho lavorato giorno e notte per migliorare la squadra. Oltre a Bruno Latino che ha già debuttato, sono arrivati Gabriel Karpen e Lò Bongiorno. Il primo è un gran colpo, mentre al secondo siamo stati dietro per un mese. È un giocatore completo, un esterno offensivo che calcia bene con entrambi i piedi». Al fronte di tre arrivi ci sono state anche tre partenze, quelle di Joao Teixeira, Kaio Oliveira e Caio Da Silva. «Con Joao ci siamo lasciati in lacrime – precisa in maniera schietta Izzo – perché ha dato alla squadra tutto quello che aveva. Purtroppo le sue caratteristiche non rientravano nel mio tipo di gioco e bisogna essere in grado di guardare in faccia la realtà. Da Kaio Oliveira, invece, mi aspettavo qualcosa di più visto che era stato descritto come un leader difensivo». E poi Caio Da Silva che secondo il tecnico merita un capitolo a parte: «Quando sono arrivato aveva già in tasca il biglietto per tornare in Brasile, era stato scartato. Ho creduto in lui e l’ho fatto giocare, contro il parere di tutti. Di partita in partita è letteralmente esploso, al punto da riceve 6 o 7 richieste di trasferimento. Capisco la società che ha monetizzato la cessione al Ciampino, molto meno il giocatore, perché mi sarei aspettato più riconoscenza».
Izzo dimostra quindi si essere coinvolto al cento per cento nel progetto Atlante, al punto da poter rappresentare il mister sul quale puntare per i prossimi anni: «Avverto la fiducia della società, ma al tempo stesso sono consapevole che il futuro di un allenatore è legato ai risultati. In questo momento devo fare una sola cosa: salvare l’Atlante. Di questo sono sicuro e sono disposto a metterci la faccia, come del resto ho sempre fatto». — Lorenzo Falconi
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