Gioco
Grande cuore della Pianese, in dieci rimonta l’Olbia al 93’
grosseto. L’Olbia in undici contro dieci si fa raggiungere al 93’ da una Pianese davvero mai doma. È stato un incontro vibrante quello disputato allo Zecchini soprattutto nella parte finale quando la formazione sarda sembrava essere in grado di gestire un vantaggio tutto sommato fino a quel momento ottenuto senza discussioni.
I toscani, infatti, erano stati veramente pericolosi solo in avvio di gara al 10’ con un colpo di testa di Udoh King terminato fuori di poco e tre minuti più tardi con Bianchi il cui tiro veniva respinto dal palo a portiere battuto. L’Olbia si fa notare al 29’ con Parigi (già insidioso al 1’con un destro sopra la traversa) che sfiora la rete con una bella conclusione. Nella ripresa succede di tutto. Passano due minuti e gli ospiti vanno in vantaggio: angolo di Pitzalis e stacco imperioso di Ogunseye, Fontana è superato. La Pianese reagisce. Al 50’ Catanese da sinistra serve per Udoh King che di punta calcia a lato. Al 65’ ci prova Catanese che conclude a lato e dopo due minuti, dagli sviluppi di un angolo di Rinaldini, Giacomo Benedetti impegna da fuori area Crosta. Presto sembra però mettersi male per la squadra di mister Masi. Al 80’ Gagliardi atterra Pitzalis quasi al limite dell’area e viene espulso per chiara occasione da rete: la conseguente punizione viene calciata in modo impeccabile da La Rosa all’angolo sinistro di Fontana che tenta senza successo il tuffo per evitare che la palla si insacchi. Proprio al primo minuto di recupero da un angolo calciato da Rinaldini, entrato da poco, Regoli anticipa l’intervento di una difesa sarda sorprendentemente statica nell’occasione e batte Crosta in bell’elevazione con un colpo di testa angolato. La rimonta degli avversari viene capitalizzata meritatamente al 93’: punizione dalla fascia destra di attacco dei bianconeri amiatini e stacco vincente di testa di Catanese. Finisce 2-2 con l’espulsione nel finale dalla panchina per proteste del portiere di riserva della Pianese, Sarini. —
Stefano Fabbroni
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