Il Tirreno

Grosseto

Angela, che correva più veloce degli altri «La maglia della Nazionale? Una reliquia»

Lorenzo Falconi
Angela, che correva più veloce degli altri «La maglia della Nazionale? Una reliquia»

Partita da Talamone da piccola, la “Freccia della Maremma” conquistò il titolo italiano juniores. Qui racconta le sue sfide di ieri e di oggi  

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LA STORIA

La Freccia della Maremma non rallenta la sua corsa. Non ha mai smesso di farlo inseguendo le passioni sportive, a volte bruciate molto in fretta sul filo della velocità, come quel rettilineo lungo 100 metri.

Angela Sclano è la Freccia della Maremma, la ragazzina partita da Talamone che nel 1976 si scoprì la più veloce di tutte, conquistando il titolo di campionessa italiana juniores nei 100 metri piani. Un successo che fa riaffiorare piacevoli ricordi, anche a distanza di 43 anni. «Ero a Verona e alloggiavo nel convento delle suore Orsoline. Quando scesi le scale, prima della gara, vidi la statua di Sant’Angela. Mi avvicinai e le toccai i piedi, pensai “fai te”. Fu una gioia indescrivibile vincere il titolo, in tribuna c’era Alfio Giomi (attuale presidente della Fidal) letteralmente impazzito per il risultato. Non feci in tempo a tagliare il traguardo che mi fu consegnata una lettera contenente la convocazione in nazionale. Mi scoppiava il cuore, una soddisfazione dietro l’altra per me che venivo da Talamone: e poi, chi c’era mai stata a Verona!».

Anche l’approdo in nazionale rievoca sensazioni particolari per Angela Sclano: «Un’icona come Sara Simeoni mi ha tenuto a battesimo il primo giorno in azzurro. Ho avuto l’opportunità di allenarmi con Pietro Mennea e con un allenatore straordinario come Carlo Vittori. Ho ancora la maglia della nazionale, la tengo come una reliquia. Oggi una maglia di quel tipo si può trovare su qualsiasi bancarella, ma all’epoca era qualcosa di raro, di unico. E pensare che, nel rispetto dei compagni di squadra, non l’ho mai indossata in allenamento, mi scocciava far pesare agli altri quello che per me rappresentava un orgoglio».

E poi c’era l’aspetto del successo: «Per strada la gente mi fermava chiedendomi autografi, nei negozi mi facevano lo sconto se dovevo acquistare qualcosa, avevo anche un calendario tutto mio. È stato un periodo che ha ripagato la mia voglia di emergere. Io che ero la più piccola della famiglia, l’ultima di quattro figli».

Riavvolgendo il nastro delle emozioni Angela Sclano ritrova anche l’esatto punto di partenza, il momento in cui ha iniziato a correre più veloce degli altri. «Avevo 7 anni – ricorda - Sotto casa facevo le corse con le altre bambine e le battevo. Poi ho iniziato a battere i maschietti, i ragazzi, gli adolescenti. Alla fine ci provarono anche i padri, con lo stesso risultato: battuti pure loro. Iniziai a capire che nelle mie gambe c’era qualcosa di speciale, in fin dei conti è una questione di fibre, al resto pensava l’istinto. Alla scuola media di Manciano l’insegnante di educazione fisica si rese conto delle mie doti, poi arrivarono i Giochi della Gioventù e gli allenatori dell’epoca, come Alfio Giomi, mi notarono. Per allenarmi dovevo andare a Grosseto e anche se adesso sembra strano, all’epoca non era così facile. Da Talamone dovevo andare a Fonteblanda, prendere il treno e poi recarmi al campo Zauli. In famiglia non c’erano patenti e non c’erano automobili, ma al di là dei sacrifici fatti per l’atletica è stato un periodo molto divertente, in cui bastava poco per avere la sensazione di avere tutto».

Almeno fino al giorno in cui l’istinto ti dice che può bastare così: «Ho smesso a 20 anni con l’atletica leggera – racconta Angela Sclano - quindi nel panorama nazionale sono stata una meteora. A casa, soprattutto per mia madre, è stato un dispiacere, ma era finita la carica nervosa che rappresenta il 50% di tutto. Mi sono vista privata delle cose che i miei amici avevano: il Natale, l’estate, le vacanze. E poi i velocisti non sono mai soggetti pacati e tranquilli. Velocisti si nasce e ti parte un treno ogni minuto».

Di treni, effettivamente, ne sono partiti tanti per Angela Sclano: «Nel 1978 mi sono avvicinata alla ginnastica artistica e sono diventata istruttrice federale, ma i miei amori sportivi sono stati anche altri, come il fitness. Ho anche avuto una scuola di surf. Insomma, ho insegnato di tutto, ma sempre con la voglia di tramettere qualcosa, creando un legame emozionale».

Oggi Angela Sclano si potrebbe definire un’insegnante di sport a 360 gradi.

Tiene corsi alla Fattoria La Principina, alla palestra Ymca e alla Uisp, ma nell’immaginario degli sportivi resta sempre la Freccia della Maremma: «Se corro ancora? Certo che lo faccio. Con i miei nipoti…e ovviamente provo a batterli». —

Lorenzo Falconi

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