Gioco
Vanessa Landi, l’arciera made in Maremma: "Il mio bersaglio si chiama Tokyo 2020"
A 22 anni ha già un palmares ricchissimo, con il bronzo individuale conquistato in Coppa del Mondo a Shangai
GROSSETO. La ricerca estrema della concentrazione, il controllo del respiro, lo sguardo proteso all’orizzonte. Un gesto tecnico ripetuto un milione di volte, ma che nasconde sempre quella inquieta incertezza al cospetto del bersaglio che sta di fronte.
Per Vanessa Landi il prossimo bersaglio ha un nome ben preciso: si chiama Tokyo 2020. Ogni atleta che si rispetti, in fin dei conti, ha la massima aspirazione nella partecipazione alle Olimpiadi, figuriamoci se i giochi a cinque cerchi ti sono sfuggiti di mano già una volta e li hai potuti solo sfiorare. «È successo nell’edizione di Rio – racconta Vanessa Landi –, sono arrivata a un passo da prendere quel volo per il Brasile, ma poi mi è stato comunicato che facevo parte della nazionale azzurra di tiro con l’arco solo come riserva. Quello è stato un momento molto duro, dovevo partire ma poi sono rimasta a casa. Nel momento in cui la squadra tirava e perdeva il bronzo nella finale per il terzo posto me ne sono andata al mare».
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.37360149:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.37360149:1652456309/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Proprio qui risiede la prima “sliding doors” della carriera sportiva di Vanessa Landi, perché al cospetto di una bocciatura che ritieni ingiusta puoi reagire in due modi: mollare la presa, o tornare alle gare più forte di prima, trasformando la rabbia in energia positiva. L’atleta grossetana ha imboccato la seconda strada e non è un caso che il 2017, l’anno post olimpico, sia stato da incorniciare dal punto di vista dei risultati, con il successo di squadra ai campionati Europei indoor di Vittel, il secondo posto mix team alla finale di World Cup di Roma e soprattutto il gradino più alto del podio nel campionato del mondo giovanile di Rosario, in Argentina.
La delusione del momento, quindi, si è trasformata in voglia di rivincita, in convinzione di raggiungere l’obiettivo e in frecce da scagliare al centro del bersaglio. «Subito dopo l’Olimpiade di Rio de Janeiro ci sono stati i campionati italiani e lì ho dimostrato che la scelta tecnica subita era profondamente sbagliata. Non ho solo battuto le mie avversarie che erano andate in Brasile, le ho proprio stracciate».
Non c’è cattiveria nelle parole di Vanessa e neanche presunzione, bensì una lucida convinzione del proprio valore, unita a quel fuoco sacro dell’ambizione che ogni sportivo di successo dovrebbe portarsi dentro. A meno di un anno dalle Olimpiadi nipponiche, in ogni caso, nulla è stato ancora scritto. L’Italia deve ancora conquistare i pass per la fase finale e dal numero di qualificati dipenderà anche la partecipazione dell’atleta maremmana alla rassegna a cinque cerchi.
A complicare il quadro c’è un vuoto tecnico lasciato da Mauro Berruto, il dt chiamato al capezzale del tiro con l’arco dopo l’esperienza con la nazionale di volley maschile. Proprio lui aveva formato la coppia composta da Mauro Nespoli e Vanessa Landi che tante soddisfazioni ha dato nel mixed team. «Di quel periodo ricordo l’oro agli Europei conquistato in Polonia, la nostra era una coppia formata a prescindere e quindi si avvertiva la pressione di dover sbagliare niente. È stata una delle vittorie più belle, assieme al bronzo individuale conquistato in Coppa del Mondo a Shanghai, una medaglia inaspettata e forse vissuta inconsapevolmente, ma anche per questo molto significativa».
Niente male per una giovane atleta (22 anni) che vanta un palmares già molto ricco. Ai titoli già citati si affiancano i cinque successi a livello nazionale, con primati italiani sia di classe che assoluti e poi quelli in campo internazionale: la medaglia d’oro individuale e a squadre all’European Gran Prix di Bucarest nel 2015, quella d’argento a squadre ai campionati Europei del 2018, fino ad arrivare al bronzo del mondiale di Herthongenbosch, in Olanda, nel mixed team con Mauro Nespoli, conquistato qualche mese fa, e l’argento ottenuto con la squadra femminile nella World Cup a Medellin, in Colombia, con l’Italia seconda e battuta solo dalla fortissima Corea del Sud. «È vero, le coreane sono molti forti, ma sbagliano anche loro – precisa Vanessa Landi –. Si possono battere e l’ho già dimostrato a Shanghai».
Eccolo lì, di nuovo il fuoco sacro della campionessa che viene fuori, quello che alimenta sogni, passioni e voglia di misurarsi con l’avversario, magari in un appuntamento sportivo di grande rilievo, con un’altra fiamma accesa: quella dell’Olimpiade. —
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.37360151:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.37360151:1652456309/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
