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Bocci ha attaccato il fischietto al chiodo dopo 28 anni trascorsi sui campi italiani

R.S.
Bocci ha attaccato il fischietto al chiodo dopo 28 anni trascorsi sui campi italiani

Ha arbitrato la sua ultima partita al torneo Passalacqua Nel calcio a 5 ha all’attivo 150 gare in B e 50 tra A e A2

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GROSSETO. Durante il percorso della vita di una persona, in qualsiasi attività, che quest’ultima sia lavorativa, di piacere, sportiva o altro, arriva prima o poi per tutti il momento dire basta, e chiudere quella piacevole parentesi che ti ha accompagnato per tantissimi lunghi anni della tua vita. Così è successo anche all’arbitro maremmano Roberto Bocci di Sassofortino. Una vita spesa per oltre ventotto anni sui campi di calcio e palazzetti dello sport, su e giù non solo nella nostra provincia e regione, ma anche tutta l’Italia.

Per Roberto Bocci, ieri si è chiusa una carriera arbitrale ricca di soddisfazioni, iniziata nel lontano 1991 sui campetti di periferia. «Ho iniziato, - dice con un pizzico di emozione Roberto – nel gennaio del 1991, quando presidente della sezione Aia era il professor Gabriele Bellettini. Ero un ragazzino di 16 anni con tanti sogni nel cassetto. Mi ricordo che già da piccolo avevo questa passione per l’arbitraggio e dirigevo in estate delle gare tra amici a Sassofortino».

Poi è diventato quasi un lavoro...

«Un giorno in piena estate mi avvicinò Nedo Nencioni che in quel periodo allenava le giovanili del Follonica e mi disse: “Roberto perché non ti iscrivi a un corso arbitri? Hai del talento, prova”. Lo presi in parola e a ottobre mi iscrissi al corso della sezione Aia di Grosseto e divenni così arbitro. All’inizio come tutti, feci prima la gavetta nei vari campionati giovanili provinciali, poi dopo circa tre anni venni proposto per dirigere in regione nei vari campionati dilettanti. Iniziai in Seconda categoria, con il debutto a Rassina nell’Aretino fino ad arrivare a dirigere nel massimo campionato regionale d’Eccellenza. Tra Promozione ed Eccellenza ho diretto oltre trenta gare, senza contare quelle dirette in Seconda e Prima categoria che sono state davvero tante».

E il calcio a 5?

«Nel 2002 visto che nel calcio a 11 avevo dato il massimo e oltre non sarei andato, assieme al presidente sezionale di allora Valerio Ierace, tra l’altro grande arbitro grossetano di calcio a 5, decidemmo di provare proprio in quest’ultima disciplina. Una svolta per la mia carriera arbitrale. Iniziai con le gare della serie C regionale, dove arbitrai per circa quattro stagioni. Poi nel 2006, con il presidente Franco Ferretti, coronai il mio sogno, e ottenni la promozione nel calcio a 5 nazionale. La serie A ora era davvero alla mia portata. Mi ricordo che iniziai subito a dirigere in serie B nazionale. Io ragazzo partito dalla periferia, e ora diventato uomo, avevo la possibilità di girare l’Italia arbitrando nei migliori palazzetti dello sport, con la tv che spesso era a riprendere le gare del massimo campionato. Sono rimasto a livello nazionale per sette anni. Dove ho diretto oltre 150 gare in serie B e circa 50 tra serie A2 e A».

Quando il debutto in serie A?

«Ho debuttato in serie A nel dicembre del 2009 a Cagliari, fino a essere nella quaterna di arbitri che hanno diretto nel 2011 la finale scudetto di serie A, a Pescara. Poi nel 2013, visti anche gli impegni lavorativi e di famiglia che non mi permettevano più di essere libero come avrei voluto, feci domanda per essere dismesso dal ruolo nazionale e ritornai alle mie origini, dando una mano in sezione, arbitrando nuovamente in provincia. Anche qui, anche se nel piccolo, mi sono tolto delle grandi soddisfazioni. Ho diretto diverse finali playoff e di Coppa del massimo campionato provinciale, quello di Terza categoria, e ho chiuso la mia carriera arbitrale con la finalissima del torneo “Passalacqua”, diretta proprio alcuni giorni fa».

Aneddoti?

«Mi ricordo quando ero giovanissimo, che durante una gara di Terza categoria, nell’espellere un giocatore per un grave fallo di gioco, quest’ultimo mi dette una botta e mi fece cadere il cartellino rosso di mano. Non me lo aspettavo e ci rimasi molto male. Il giocatore si accorse subito di aver sbagliato e mi chiese immediatamente scusa. Io comunque scrissi lo stesso tutto nel rapporto di gara».

Da ieri Roberto Bocci ha attaccato il fischietto al chiodo. Adesso è un marito, Eleonora è la sua dolce metà, e padre di due belle bambine, Sara ed Emma. Vive sempre nel suo paese d’origine, Sassofortino. La sua figlia maggiore Emma che adesso ha dodici anni, ha detto: «Papà, mi dispiace che tu non possa più arbitrare perché sei “vecchio”, ma consolati che appena avrò compiuto quindici anni vorrei fare il corso per diventare arbitro di calcio e seguire le tue orme, non si sa mai che possa anche superarti!». — R.S.

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