Gioco
Atleti, impianti e risorse economiche Solo così i successi non saranno effimeri
Alberto Colombini, già presidente di due società locali, sollecita la comunità a investire e a elaborare strategie
la lettera
Carissimi, in questi giorni festeggiamo un serie di risultati sportivi positivi che se da un lato possono giustamente soddisfare i dirigenti e la comunità grossetana, mi obbligano dall’altro ad alcune riflessioni.
Credo di aver il dovere-diritto di comunicare il mio pensiero, in quanto in due degli sport dove si è primeggiato sono stato massimo dirigente per alcuni anni. Ribadisco subito che la soddisfazione per le promozioni ed i risultati in generale raggiunti è assolutamente comprensibile e giustificata. Le mie considerazioni riguardano, tengo a precisarlo, il movimento sportivo locale, inteso come, praticanti, strutture, tecnici e soprattutto risorse economiche. Da questi punti di vista, purtroppo, eravamo e siamo molto lontani dalle altre realtà toscane siano capoluoghi di provincia, città più piccole o addirittura paesi: «Grosseto deve rioccupare nel panorama sportivo (regionale, suppongo), il posto che gli spetta». È una frase ad effetto, purtroppo, questa, assai fuorviante e ingannatoria, giacché, se consideriamo i fondamentali di cui sopra (risorse umane ed economiche, strutture, intendo), noi grossetani non possiamo che essere al posto in cui siamo! I tentativi di superare i nostri limiti, con “voli pindarici” della volontà, ci hanno portato in passato, è vero, a raggiungere certi obiettivi, ricorrendo sempre però, a “mercenari” pescati un po’ qua un po’ là. Sia chiaro che il termine da me usato, crudo nella accezione comune, è da intendere soltanto in termine tecnico, giacché è mercenario colui che per mercede, cioè paga, fa il lavoro duro, che altri non possono o sanno fare. È già successo in passato in tanti sport (calcio recentemente ed in tempi più lontani, baseball negli anni 90, basket idem, hockey negli anni 70) e temo fortemente che possa succeder di nuovo, che alla fiammata iniziale di 2-3 anni, segua per carenze economiche di fondo, disaffezione, cattiva amministrazione, una fase di reflusso conseguente, seguita dalla oggettiva scomparsa della attività sportiva in questione. Credo, quindi, che non sia la presunzione di essere per una stagione quello che non possiamo, la strada da seguire.
Sono convinto, invece, che esista un modo per “occupare un posto” comunque di prestigio nel panorama sportivo, e che tale modo passi sia attraverso il reclutamento dei giovani, sia attraverso una costante “pressione” sulle istituzioni, affinché non si limitino a premiare e basta, ma elaborino una strategia a medio-lungo periodo per dotare la città delle strutture adeguate alla pratica sportiva. Si potrà dire che, stante la nostra disastrata economia, non ci sono oggi risorse immediatamente utilizzabili; per fortuna siamo sempre in Europa, esistono i bandi europei ed è lì che dovremmo pescare, evitando magari sparate folcloristiche e rodomontate. Con impianti adeguati, che offrano la giusta visibilità, probabilmente, anche gli imprenditori seri si potranno avvicinare e, perché no, potranno essere coinvolti in progetti di crescita complessiva. Ricordo che nel 1969, quando dalla provincia venni a Grosseto, fui letteralmente abbagliato, visitando la zona sportiva intorno allo Zauli, per la ricchezza di opportunità sportive. Oggi siamo più o meno fermi a quegli impianti, con poche aggiunte eccellenti e qualche aggiustamento fatto sotto la spinta dell’emergenza. Un saluto
Alberto Colombini
ex presidente
Gorarella Basket
e CP Grosseto
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